Forteto, la Cassazione: "In quel luogo si manipolavano le coscienze"

Le motivazioni della sentenza chiudono il primo capitolo. Sancita la credibilità delle vittime

Dopo quasi sei mesi dalla sentenza del dicembre scorso, le motivazioni emesse dalla Cassazione mettono il punto definitivo sulla vicenda processuale del Forteto. Almeno quella del filone principale che si aprì nel dicembre 2011 con l'arresto di Rodolfo Fiesoli, definito il "guru" della comunità e oggi unico in carcere per le condanne subite (gli altri membri della comunità sono stati alcuni assolti, molti altri prescritti). E dopo le oltre mille pagine della sentenza di primo grado e le 240 dell'appello, ne arrivano altre 295. Pesantissime, le più pesanti forse, fosse solo perché inappellabili.

Il quadro che emerge su cosa accadesse davvero nella comunità/cooperativa nata negli anni '70, e che per anni ha accolto minori, fa venire i brividi. E va oltre gli abusi sessuali che si sono consumati negli anni. Un luogo in cui essiteva una "vita pratica comunitaria manipolatoria delle coscienze". Si verificava una "complessiva attività di vessazione idonea a determinare sofferenze fisiche e morali a persone passive".

Dalla separazione dei sessi, alle cosiddette "coppie funzionali" che si costituivano appositamente per accogliere minori, la Suprema Corte è definitiva: "Costituiva dato ampiamente comprovato quello di aver perseguito lo scopo di procurare l'allontanamento rigido e drastico dei minori dalle famiglie di origine, inculcando la denigrazione sistematica delle figure genitoriali naturali, considerate controproducenti a tutti gli effetti e negative per i figli, tanto da impedire qualsiasi contatto con loro".

"I fatti di reato vanno perciò inquadrati, avuto riguardo alla ritenuta aggravante, in un contesto qualificato dall'esistenza di una posizione di supremazia posseduta dal Fiesoli e dagli altri responsabili/affidatari - continuano i giudici - che, abusando di detta posizione e, quindi, dell'autorità esercitata sugli ospiti, hanno imposto, con atteggiamenti mortificanti e soggioganti", "un regime di vita che costoro non avevano scelto ma subito, proprio alla luce della condizione di assoggettamento non solo economico ed abitativo nella quale le vittime si trovavano, e ciò a prescindere dalla loro minore o maggiore età".

La Cassazione ribadisce anche alcuni concetti fondamentali, fugando dubbi sulle polemiche scaturite dalle vicende processuali, come l'intreccio fra comunità e cooperativa: "Un coacervo fra lavoro agricolo e nel caseifico e gestione collettiva di minori disadattati in affidamento". La sentenza parla anche di una "cortina di protezione dall'esterno" che impediva di controllare sugli illeciti. Fugato anche il tentativo dei legali di Fiesoli di far valere la "teoria del complotto" nei confronti del "Profeta", che a loro diresarebbe stato vittima, fin dal primo processo della fine degli anni '70, di un accanimento processuale. Tesi, come abbiamo visto, avallata anche da alcuni magistrati che hanno continuato negli anni ad affidare i minori al Forteto.

La sentenza potrà sbloccare ed accelerare adesso una serie di procedimenti aperti, a partire dal "Forteto bis" che vede coinvolto soltanto Fiesoli come imputato. E sancendo la veridicità delle testimonianze rese dalle vittime al processo, far scattare per alcuni le accuse di falsa testimonianza sulle dichiarazioni rese in tribunale nel corso del processo di primo grado.

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