Forteto, "processo non equo": Fiesoli ricorre alla Corte europea

L'ex capo della comunità a Padova perché devoto di Sant'Antonio: visita la basilica prima di costituirsi

Rodolfo Fiesoli, ex capo della comunità "Il Forteto", si è costituito ieri sera ai carabinieri di Padova dopo la sentenza definitiva di condanna a 14 anni e 10 mesi di carcere. Avrebbe raggiunto la città insieme alla moglie in auto.

Oggi emergono ulteriori particolari sui motivi che l'avrebbero spinto a raggiungere la città veneta. Secondo quanto appreso, infatti, Fiesoli, sarebbe devoto di Sant'Antonio, protettore degli oppressi, ed avrebbe scelto Padova per visitare, prima di consegnarsi, la basilica del Santo.

Lo stesso Fiesoli, inoltre, ha dato mandato ai suoi legali di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell'uomo "nella convinzione di aver subito un processo non equo", come hanno spiegato gli avvocati in una nota.

Il "Profeta" aveva lasciato la struttura in cui era ospitato ad Aulla nella mattinata di ieri. Non è chiaro ancora se abbia spostato la sua residenza in un luogo diverso dal Mugello, altrimenti sarà comunque trasferito presto a Firenze.

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Intanto, l'altra condannata dalla sentenza di ieri, Daniela Tardani, madre affidataria che viveva al Forteto, ha trascorso la sua prima notte nel carcere di Sollicciano. Si è costituita ieri sera ai carabinieri di Borgo San Lorenzo.

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