Festa di San Giovanni: le origini del culto del patrono di Firenze

Incantevoli le rappresentazioni del santo in città. Un percorso realizzato dalla guida turistica Gabriele Biondi/Oslo 38

"Porte, finestre, vie templi, teatri
Vidi pieni di donne -
A giochi, a pompe e a sacrifici intente
E mature et acerbe e figlie e matri
Ornate in varie gonne.
Altre star a conviti altre agilmente
danzare, e finalmente
Non vidi ne sentì ch'altri vedesse,
Che di beltà potesse,
D'onestà, cortesia, d'alti sembianti
Voi pareggiar, non che passarvi innanti".

Così Ludovico Ariosto, trovandosi a Firenze ospite della famiglia Vespucci il 24 giugno del 1513, descrive il giorno che la "tosca città [...] più riverente onora”. La Festa di San Giovanni Battista si celebra da sempre il 24 Giugno, data della nascita del Santo secondo il calcolo basato sul Vangelo di Luca (1, 36), esattamente tre giorni dopo il solstizio d'estate.

Le prime notizie documentarie di un culto di San Giovanni a Firenze risalgono alla prima metà dell'VIII secolo. Figlio di Zaccaria ed Elisabetta (cugina di Maria), Giovanni lascia la casa da giovane per dedicarsi, dopo un percorso purificatore nel deserto, a una vita di stenti e alla predicazione. Iniziò a battezzare i neofiti, tra i quali anche il figlio di Dio, nell'acqua del fiume Giordano. Il battesimo è ad oggi uno dei sacramenti più importanti della religione cristiana, quello che libera dal peccato originale donando la salvezza.

OPERE
Sono innumerevoli le rappresentazioni di San Giovanni Battista a Firenze. Solo per citarne alcune, partiamo dal Bargello dove si trova un San Giovanni in marmo realizzato a quattro mani da Donatello e Desiderio da Settignano. Il giovane Battista viene rappresentato nel deserto con la pelle di cammello e una piccola croce. Il volto spiritato rende bene l’idea della sua forza spirituale insieme alla forte magrezza corpo, dettagli che rivelano lo studio introspettivo e psicologico caratteristico di Donatello.

Facendo un salto agli Uffizi, soffermiamoci sul dipinto del Verrocchio a cui collabora anche un giovane Leonardo: il Battesimo di Cristo, eseguito a partire dal 1472. Al centro viene rappresentato il Cristo e lateralmente la figura del Battista e i due angeli Gabriele e Michele. Leonardo realizza le sfumature del corpo del Cristo e il paesaggio, ma soprattutto la figura l’arcangelo Gabriele, dalla grande delicatezza dell’incarnato e dei capelli, resa grazie alla pittura ad olio e ad un notevole gioco di luci ed ombre che restituisce la volumetria della figura senza dare un segno netto.

Diamo infine un'occhiata al Chiostro dello Scalzo, luogo legato alla Compagnia dei Disciplinati di San Giovanni Battista, detta appunto "dello scalzo" perché colui che apriva la processione andava sempre a piedi nudi. All'interno del chiostro Andrea del Sarto ci racconta in affresco le storie del Battista, tutte raffigurate in monocromo: il semplice uso del bianco e del nero ci rivela le notevoli abilità del maestro, non a caso soprannominato "Andreino senza errori". Il suo disegno risente certamente della statuaria donatelliana così come del naturalismo leonardiano, visibile, tra l'altro, nel soggetto del "Battesimo delle folle", nei capelli pregni d’acqua e nella stessa trasparenza dell’acqua.

San Giovanni Battista non è dunque un soggetto qualsiasi, bensì una vera figura iconica per Firenze: da sempre celebrato nella sua chiesa più antica, il Battistero ("il mio bel San Giovanni" scriveva il Sommo Poeta), il santo continua ad essere il simbolo della città, che ancora oggi a lui dedica sfarzose processioni, eventi culturali di ogni tipo, dal calcio storico ai tradizionali "fochi". Non rimane che augurare un buon San Giovanni a tutti!

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