False recensioni su Facebook, sotto attacco un ristorante fiorentino | FOTO

Decine di commenti volgari di clienti inesistenti, con lo scopo di distruggere la reputazione: il caso segnalato dalla blogger Selvaggia Lucarelli

E' stato preso di mira da ieri sera fino a questa mattina, con quella che in gergo si chiama “shitstorm”, tempesta di letame: decine e decine di commenti negativi, da parte di falsi clienti, al solo scopo di rovinare la reputazione di un locale. In questo caso sotto attacco è finito il ristorante Quinoa, in vicolo di Santa Maria Maggiore, pieno centro di Firenze.

“Amici e clienti, siamo stati vittime di oltre 50 recensioni negative su Facebook. Vi basta dare uno sguardo per capire come i commenti, pieni di volgarità, siano stati messi ad arte e che nulla hanno a che fare con il nostro modo di lavorare”, scrivono sul social network i gestori del ristorante.

“Non riuscivamo a capire. Questa mattina mistero svelato: Selvaggia Lucarelli ci ha twittato questa immagine con il post 'incriminato' in cui si vede bene di chi è la regia. Purtroppo i gruppi come questo, nati solo per screditare e fare cyberbullismo, sono ancora tanti. Vi chiediamo aiuto per segnalarli e farli chiudere al più presto. Anche noi ci muoveremo di conseguenza”, prosegue il post.

All'appello hanno risposto molti clienti, che hanno lasciato recensioni positive per far risalire il rating del ristorante, nel frattempo precipitato da 4.9 su 5 al 3.6 per i commenti negativi postati ad hoc. Un bel danno per il ristorante.

Come segnalato dai gestori del locale, era stata la nota blogger Selvaggia Lucarelli ad avvisare dell'attacco da parte di un gruppo Facebook che sarebbe solito portare attacchi del genere.

“Questa notte il solito gruppo DarkPoloGang777 ha deciso di prendersela con un ristorante – ha scritto su Facebook Lucarelli -. Forse perché vegetariano, forse perché non sapevano dove canalizzare la loro idiozia. Fate pena. A breve comincerete a frequentare i tribunali di mezza Italia. Fosse l'ultima cosa che faccio. Mi chiedo – conclude Lucarelli -, dove sia Facebook in tutto questo”. Una buona domanda.

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