Ex Manifattura Tabacchi, Italia Nostra: "No alla speculazione, sì all'uso pubblico" | FOTO

Associazioni e comitati temono che porti alla parziale distruzione dell'ex Manifattura, e rilanciano: "Conserviamone l'integrità e facciamone qualcosa che serva a tutti. No a case e negozi"

L'ex Manifattura Tabacchi

"La Manifattura Tabacchi di Firenze è la più bella d’Italia, un esempio di razionalismo architettonico unico. Darlo in pasto alla speculazione edilizia è un atto di cecità. E’ un luogo da valorizzare e riutilizzare”. Non si stanca di ripeterlo Maria Rita Signorini, della giunta nazionale di Italia Nostra, che ha patrocinato, assieme a Legambiente, Fondazione Michelucci e Aipai, il convegno ‘Ex-Manifattura Tabacchi - Osare passi nuovi, fra rifunzionalizzazione e restauro’, tenutosi ieri al teatro Puccini.

Da anni si dibatte sul futuro di questo enorme spazio, 6 ettari suddivisi in vari fabbricati, che servivano ai diversi momenti della vita della fabbrica, dai locali di produzione ai magazzini. Edificata negli anni Trenta, la Manifattura ha chiuso definitivamente i battenti nel 2001. Da quel giorno gli interessi dei costruttori edili si sono scontrati con comitati e associazioni, che chiedono la conservazione e il riutilizzo della struttura. L’amministrazione comunale è tentata dal concedere gli spazi, almeno una parte, per farci negozi, centri commerciali, abitazioni. L’ultima ipotesi prevedeva anche due "grattacieli" di oltre 50 metri.

"L’ex Manifattura comprende un’area vastissima, compresa tra il Mugnone, il Fosso Macinante e il parco delle Cascine. Una posizione strategica che ne consentirebbe la massima valorizzazione - spiega Signorini -. Sentiamo slogan su consumo di suolo zero e sul riuso, poi però il Comune di Firenze agisce in senso contrario”. Il timore è che Palazzo Vecchio ‘spezzetti’ il complesso in aree di maggiore e minor pregio, per permettere di costruire su queste ultime.

Un’opzione fortemente contrastata dalle associazioni. “Sarebbe l’ennesima speculazione: costruire nuove case che nessuno può più permettersi”. Case vuote che in città, tra l’altro, abbondano, al pari di immensi spazi inutilizzati da anni, i famosi “buchi neri”. La lista è lunghissima, a partire dal centralissimo ex convento di Sant’Orsola, un’area grande quasi un isolato in stato di abbandono da 40 anni, a cento metri dal Mercato centrale (proprio al Sant’Orsola, coincidenze, si lavorava il tabacco prima dell’entrata in funzione della Manifattura).

“La ex Manifattura deve essere riutilizzata, salvaguardandone però l’interezza e valorizzando il valore architettonico e storico. Le possibilità, anche grazie alla vicinanza della ferrovia, sono moltissime”. Già oggi parte del piano terra è utilizzato come magazzino dal Maggio musicale. La Biblioteca Nazionale ha mostrato interesse, vista la scarsità di spazi nella sede centrale, per trasferirci parte dell’emeroteca e nuove scaffalature. Ma non solo.

“Poteva essere utilizzata per il nuovo Polimoda, che invece è stato costruito su una landa desolata a Scandicci, può ospitare una scuola di design, una parte dell’Istituto d’arte, spazi per l’enogastronomia, una città della moda, vista l’importanza del settore per Firenze, i padiglioni del polo fieristico che ‘occupano’ la Fortezza da Basso, che così tornerebbe interamente fruibile dai fiorentini. L’importante - conclude Signorini -, è che venga riutilizzata con funzioni pubbliche e sociali di qualità. Sventrare l’edificio e costruire ancora è la via più facile ma anche la più miope e la meno redditizia a lungo termine”. A Milano, per esempio, l’ex manifattura è divenuta una scuola sperimentale di cinema.

Nelle prossime settimane in consiglio comunale approderà il regolamento urbanistico, approvato in giunta e in commissione urbanistica, con modifiche ai vincoli esistenti che potrebbero aprire la strada al temuto “spezzettamento”. Vedremo se i consiglieri le approveranno.

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