Don Milani, l’ex ragazzo Giancarlo: “Quando ascolto il Papa mi sembra di sentire il priore”

A pochi giorni dalla visita privata di sua Santità a Barbiana, il ricordo di Don Milani di uno dei suoi ragazzi

Giancarlo Carotti sarà uno dei “ragazzi” di Don Milani ad incontrare papa Francesco martedì prossimo in occasione della visita privata di sua Santità a Barbiana. Giancarlo fa parte della fondazione Don Milani e spesso accompagna le scolaresche a visitare la vecchia scuola della frazione di Vicchio.

Carotti è stato uno dei primi 6 ragazzi della scuola di Barbiana “non allievo – ci tiene a precisare – il priore ci chiamava solo figlioli, ragazzi, creature; mai allievi”. Don Milani è infatti conosciuto per la sua esperienza scolastica nata in contrapposizione alla scuola di allora eccessivamente rigida ed elitaria.  

Giancarlo è nato a Barbiana, adesso sta a Sesto fiorentino, nel 1960 tornò ad abitare nella casa del contadino attaccata alla chiesa dove ha vissuto fino al 1968 (l’anno successivo la morte del priore). Nonostante avesse solo 9 anni ricorda ancora il giorno che il priore arrivò a Barbiana il 7 dicembre del 1954: “Pioveva come dio la mandava, la strada non arrivava fino alla chiesa quindi il furgoncino di Don Lorenzo si fermò molto prima. Due contadini, tra cui mio padre, lo aiutarono a portare le sue cose, tutte zuppe, fino alla parrocchia”. Giancarlo ci racconta che quando Don Lorenzo arrivò a Vicchio volle incontrare tutte le famiglie di Barbiana. Il priore fu praticamente mandato “in esilio” in Mugello per le sue frizioni con la curia di Firenze. Spiegò ai genitori che aveva intenzione di aprire una scuola di avviamento professionale (ancora le scuole medie non esistevano) e un doposcuola per i loro figli.

A Barbiana i bambini facevano solo le elementari, Giancarlo fu uno dei primi ragazzi a seguire la scuola di avviamento professionale di Don Lorenzo. “Non c’erano pagelle e voti, l’importante era imparare, soprattutto a sapersi difendere dai più potenti” spiega Carotti che è rimasto nella scuola e doposcuola del priore per 13 anni. Quando gli chiediamo cosa gli ha lasciato Don Milani ci dice: “Mi ha insegnato la vita a stare con i piedi per terra, a essere una persona corretta e sapermi guardare introno. Ci diceva sempre ricordatevi che quello che io vi ho insegnato gratuitamente prima o poi dovete restituirlo al vostro prossimo. Io ho voluto rimanere tra gli operai, ho avuto la fortuna di essere assunto in una importante azienda meccanica fiorentina che mi ha permesso di viaggiare in tutto il mondo”. 

Poi nel 1965 arrivò la bocciatura, la seconda consecutiva, all’esame da privatista di due ragazzi che studiavano a Barbiana le materie degli istituti magistrali. “Siete due ragazzi arroganti e che non sapete niente”: disse la famosa professoressa, a cui è indirizzata la lettera-manifesto di don Lorenzo, ai ragazzi che le chiedevano spiegazioni della bocciatura. Una volta tornati a Vicchio raccontarono al priore l’accaduto e Don Lorenzo prese carta e penna per scrivere alla professoressa.  Fece leggere a Adele Corradi (l'insegnante che aiuta il parroco a scuola) la lettera prima di spedirla,  gli suggerì di non mandarla perché era troppo forte. Allora al priore venne in mente di scrivere una lettera collettiva con l’aiuto di tutti i ragazzi. “Ci mettemmo più di un anno per raccogliere i nostri pensieri e per fare i grafici presenti nel libro” ci racconta Giancarlo. Il libro fu pubblicato pochi mesi prima che il priore morisse (il 26 giugno del 1967). 

A lungo l’esperienza educativa e clericale di Don Milani non è stata accettata dalla chiesa: era troppo ribelle, incitava alla rivoluzione di classe. Ma da qualche tempo le cose sono cambiate “già il cardinale Piovanelli aveva cercato di riabilitare la sua figura – spiega Carotti – ma soprattuto Betori”. La notizia che Papa Francesco sarebbe venuto a pregare sulla tomba di Don Milani, in occasione del 50esimo dalla morte, è stata il segno di un cambiamento radicale della chiesa nei confronti del parroco. “Siamo felicissimi che venga a pregare – dice Carotti - però a me basta sentir parlare papa Francesco sembra di ascoltare Don Milani. Entrambi hanno messo al primo posto Vangelo, chiesa, ultimi, poveri e emarginati”. 
 

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