Diffamazione, in Toscana ogni anno 300 processi ai giornalisti

In Italia le 'cause' sono 7mila l'anno, l'Ordine: "In pericolo la libertà di stampa"

Sono quasi 7mila i procedimenti per diffamazione a mezzo stampa che ogni anno si celebrano in Italia contro i giornalisti: nel solo 2015 le cause civili sono state 911, a cui si aggiungono 5mila904 querele. Di queste ultime 5mila125 (il 90%) sono risultate infondate e si sono concluse con l'assoluzione. Dati che portano l'Ordine dei Giornalisti della Toscana ad esprimere preoccupazione per uno strumento, quello della diffamazione, utilizzato sempre di più “come minaccia per mettere a tacere i giornalisti”.

La Toscana rappresenta il 18% del campione, con 328 procedimenti trattati nel 2015 (656 nel biennio 2014-2015): si sono conclusi con il proscioglimento dei giornalisti 233 procedimenti, pari all’89% dei casi (+2,19% rispetto alla media nazionale); le condanne a pene carcerarie sono state più frequenti della media nazionale: il 3,3% rispetto al 2,62%. Hanno prodotto 11 condanne a pene detentive per complessivi 7 anni e 4 mesi di carcere in aggiunta ad altre 16 condanne al pagamento di multe.

Questi i dati allarmanti sui procedimenti giudiziari in Italia contro i giornalisti, pubblicati da Ossigeno per l'Informazione in occasione della Giornata Internazionale per la fine delle impunità per i reati contro i giornalisti, indetta dalle Nazioni Unite, nel dossier “Taci o ti querelo”, e presentati questa mattina in conferenza stampa da Carlo Bartoli, presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Toscana, Alberto Spampinato, presidente di Ossigeno per l'Informazione, Franca Selvatici, consigliera dell'Ordine e Andrea Di Pietro, avvocato responsabile dell'ufficio assistenza legale di Ossigeno.

“I dati sono allarmanti e dimostrano quanto sia in pericolo la libertà di informazione in Italia. Il rischio è che la querela per diffamazione diventi sempre più uno strumento di intimidazione nei confronti dei giornalisti”, commenta Bartoli.

“Anche in Toscana chi pubblica notizie sgradite rischia molto, anche se ha agito correttamente e ha detto la verità – aggiunge Spampinato -. Nel solo 2015 in Toscana 11 giornalisti sono stati condannati al carcere, per complessivi 7 anni e 4 mesi, pene che la Corte Europea considera sproporzionate e ad effetto “raggelante” sulla libertà di informazione. E’ inspiegabile che il Parlamento continui a rinviare l’abolizione del carcere per diffamazione e le più elementari norme necessarie per impedire che le querele pretestuose e infondate siano usate come bavaglio”.

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