Decreto rilancio, Nardella contro il governo: “Pochi soldi ai comuni, così le città muoiono”

Il sindaco lancia un appello ai fiorentini: “Senza turisti salvate voi Firenze consumando fuori”

Foto Agenzia Dire

Troppi pochi soldi per i Comuni. “E così le città muoiono”. E' l'attacco frontale di Dario Nardella al governo, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ieri sera del cosiddetto 'decreto rilancio'.

Com'è ormai noto, con l'azzeramento del turismo le città a maggiore vocazione turistica, Firenze in primis, sono le più penalizzate. Per la nostra città, ad esempio, solo la tassa di soggiorno sui turisti valeva in bilancio oltre 40 milioni di euro. A questi ci sono da aggiungere le mancate entrate dei biglietti dei musei e del trasporto pubblico, dei ticket per i pullman turistici.

E così Nardella chiedeva un fondo straordinario per salvare le casse comunali di tante in città (il sindaco stesso non ha negato il rischio default, parlando di un deficit complessivo per Palazzo Vecchio intorno ai 200 milioni di euro).

E questa mattina, a margine del consiglio della Città Metropolitana, il sindaco si è levato parecchi sassolini dalle scarpe. Quanto al 'ristoro' (cioè ai fondi compensativi) per la tassa di soggiorno “nel decreto ho letto una cosa assolutamente assurda. Così ci stanno prendendo in giro, così le città muoiono”, lo sfogo del primo cittadino.

“Abbiamo fatto una battaglia, Firenze per prima, per avere un 'fondo di ristoro' per le mancate entrate della tassa. Per tutta Italia abbiamo calcolato 700 milioni di disavanzo per mancati incassi e grazie al ministro Franceschini (Pd, ndr) nel decreto è stato inserito questo fondo, però con appena 100 milioni, che non bastano”, spiega Nardella.

“Oggi scopriamo la sorpresa dell'uovo di Pasqua del decreto rilancio: per attivare anche quelle poche risorse, ci vuole un altro decreto del ministero delle Finanze. Così ci prendono in giro – ripete il sindaco -, non siamo più disponibili a questo gioco dell'oca. I soldi già sono pochi, se ci vogliono altri decreti ministeriali per capire come distribuirli noi sindaci e città saremo già morti. Al governo trovino il modo: quando si decidono gli stanziamenti questi arrivino subito".

Parole al vetriolo, quelle di Nardella, considerando che il governo è sostenuto dal suo stesso partito, il Pd. Come dal Pd, del resto, viene il ministro dell'economia, Roberto Gualtieri. E parole che certamente celano una forte preoccupazione a far quadrare i conti.

Il decreto “è stato pubblicato appena ieri sera e noi non sappiamo quando arriveranno i soldi sul conto corrente del Comune. Nel frattempo dobbiamo continuare a pagare i servizi: la pulizia delle strade, l'illuminazione pubblica, il funzionamento degli uffici e ieri ne abbiamo riaperti alcuni comunali. Dobbiamo continuare a spendere, ma per ora nelle nostre casse non si vede un euro”.

Quanto a quello che può fare Palazzo Vecchio, indipendentemente da Roma, Nardella è tornato a parlare del piano per la cosiddetta 'rivoluzione dei tavolini', che prevede dal 1° giugno un forte aumento degli spazi all'aperto, non tassati, a disposizione di locali di ristorazione e somministrazione per tavolini e sedie.

“Un piano mai visto prima, destinato potenzialmente ad oltre 2mila aziende, circa 30mila lavoratori del settore, per dare un'opportunità concreta e veloce per consentire a queste imprese di superare una fase drammatica”, rivendica Nardella (l'ok definitivo al piano dovrebbe arrivare in consiglio comunale il 25 maggio o lo stesso 1° giugno).

E, mancando i milioni di turisti che con le loro consumazioni e i loro soggiorni hanno sostenuto una grossa parte dell'economia cittadina per decenni, il sindaco lancia un appello direttamente ai fiorentini.

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Cari fiorentini aiutate il centro, le imprese a tirarsi su. E' il momento di venire in centro a fare una passeggiata, andare a mangiare in condizioni di sicurezza in un ristorante o a prendere un caffè in un bar. Ora i fiorentini possono salvare Firenze, i toscani la Toscana. Abbiamo bisogno più che mai di fare ricorso alle nostre energie, perché non possiamo aspettare che da Roma arrivi qualcuno a salvarci e non possiamo aspettare i turisti dall'estero, che arriveranno soltanto tra qualche mese. Ora c'è bisogno di tutti noi”. Sempre che, naturalmente, nelle tasche delle persone ci siano denari per farlo. (foto Agenzia Dire)

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