Mugello: marrone in crisi nera, i raccolti 2011 sono dimezzati

Poco prodotto a causa del meteo e la presenza di un parassita che nei prossimi tre anni darà l'assalto ai castagni mettono in difficoltà il marrone del Mugello

Immagine di archivio

L’autunno è la stagione della raccolta nobile. Prima l’uva, poi in contemporanea castagne ed olive. La Toscana è una delle regioni regina di questo spaccato agreste. Vino, olio, marroni, spesso prodotti di altissima qualità, apprezzati e molto nel resto d’Italia e nel mondo. Non tutte le annate sono le stesse, e non potrebbe essere altrimenti. Dove c’è qualità c’è amore per le tradizioni, per le regole antiche stabilite dal tempo e nel tempo, per i precetti dei padri ed in particolar modo per il ritmo biologico che la natura impone, il suo continuo incedere delle stagioni, l’eterno divenire ciclico e mai uguale, di anno in anno. Variabili che mutano, cambiano “le carte in tavola”, che premiano o penalizzano la qualità e la quantità. Di questo passo ci imbattiamo in annate fortunatissime, altre meno. Altre ancora disastrose, in cui si raschia il barile, come si dice in gergo, dove va tutto storto ed alla fine quello che rimane è poco, pochissimo. E’ il caso del marrone dell’alto e del basso Mugello. Una delle castagne più pregiate del centro Italia. “Abbiamo appena finito la raccolta – afferma il presidente del Consorzio IGP del marrone del Mugello che conta una settantina di aziende, Federico Sanvitale – e le nostre previsioni si stanno confermando. E’ un’annata molto scarsa. Ancora non abbiamo le stime definitive, ma fin da oggi ci pare di aver perso almeno la metà dei quantitativi medi delle passate stagioni”. Secondo il presidente Sanvitale le cause maggiori di questa bacchiatura poco fruttuosa sono da ricercare nell’andamento atmosferico avverso al frutto: “In primavera il meteo non ha favorito l'allegagione (fase iniziale dello sviluppo dei frutti successiva alla fioritura); tra settembre ed ottobre, la parte cioè finale del processo, il gran secco in molti casi ha impedito la completa maturazione del frutto. Per far maturare il marrone i castagni hanno un fondamentale bisogno di acqua”. In sintesi troppa acqua all’inizio del cammino, pochissima verso il traguardo.
Ancora il dato effettivo delle perdite in termini economici non c’è, un dato fondamentale per l’indotto di questa tipicità del Mugello. Percentuali che potrebbero avere delle ricadute anche in termini occupazionali, anche se qui la cosa è molto più complicata da stabilire. Si parla sempre di occupazione volante, itinerante. Spesso le aziende sono familiari ed in caso di necessità sfruttano contratti stagionali o a chiamata. “C’è la possibilità – afferma il presidente – che qualche consorziato abbia assunto meno raccoglitori, ma non penso ci sia stato un calo occupazionale grave”. Per adesso quindi poche certezze e pochi numeri, tranne un dato di fatto, riscontrabile quotidianamente sui mercati: poco prodotto, prezzo in ascesa. “Quest’anno – sottolinea Sanvitale – il prodotto dell’IGP sfuso si attesta sui 5 euro, non di meno, mentre per l’insacchettato va dai 6 ai 6,5 euro”.

CINIPIDE – Un altro annoso problema per produttori dei marroni è rappresentato dal cinipide galligeno: un parassita della pianta del castagno originario della Cina, che dopo aver fatto il giro del mondo, nel 2002 è stato avvistato per la prima volta in Italia ed in Europa. Negli ultimi 9 anni la sua diffusione si è sparsa a macchia d’olio. Oggi la sua azione “distruttrice” interessa circa 15 regioni su 20 del Paese. Come tutti i parassiti sfrutta l’ospite, in questo caso il castagno, per riprodursi e vivere. Chiaramente il tutto a discapito della raccolta. “Ancora – sostiene Sanvitale – non siamo in grado di quantificare il danno causato dal parassita, anche perché nell’alto Mugello, cioè nei Comuni di Firenzuola, Palazzuolo sul Senio, Marradi, San Godenzo, la presenza è molto forte; mentre nei Comuni del basso Mugello c’è ma l’infestazione è ancora limitata”. Le contromisure al cinipide esiste ed è un altro parassita. Si chiama Torymus sinensis, utilissimo nel controllo biologico del cinipide. Una specie di contrappeso naturale. La sperimentazione fatta negli ultimi anni ha dato esiti soddisfacenti. Tanto che la Regione Toscana ha finanziato un progetto in questa direzione, con tanto di lanci nei castagneti dell’antagonista prescelto alla lotta. Il Torymus “impiegherà alcuni anni ad instaurarsi nelle selve, con il tempo tuttavia dovrebbe condurci ad uno status di equilibrio” afferma il presidente Sanvitale. La fase peggiore, di massimo attacco del cinipide, è compresa nei prossimi tre anni, e lì forse ci sarà modo di fare la conta dei danni reali. La speranza è che la presenza dell’antagonista, nello stesso arco di tempo, si consolidi in maniera da arginare le perdite più sostanziose. E’ questo il nocciolo del progetto regionale ed è così che si è operato in altre parti d’Italia.

CONCORRENZA – C’è un altro campanello di allarme che squilla sempre, con tempismo matematico, in periodi di magra: la concorrenza estera. Se il prodotto di qualità è scarso, il prezzo sale in quota. C’è il rischio, sempre dietro l’angolo per qualsiasi IGP, che i consumatori si buttino su prodotti di importazione a costi più contenuti. “Questo – spiega il presidente – è inevitabile. Produciamo meno e la richiesta è coperta dall’estero. La Cina per esempio è presente, nel nord Europa ma anche qui da noi. In questi momenti noi dobbiamo essere bravi e capaci a rimanere competitivi nel mercato. Per ora noi ci siamo e siamo sempre presenti, anche nella grande distribuzione. Ci difendiamo”.

 

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