Crisi da coronavirus, Palazzo Vecchio senza soldi. Nardella: “Spengo i lampioni”

Casse comunali a secco per l'assenza di turisti, i sindaci invocano aiuti dal governo e Firenze resta a rischio default

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Se il governo non manda ai Comuni le risorse economiche necessarie sarà un disastro. Default. E' questa la parola che circola anche ieri tra tanti sindaci d'Italia. Dario Nardella in primis.

Se non arrivano i fondi necessari Nardella è pronto a spegnere i lampioni pubblici. Questa la provocazione del sindaco lanciata ieri sera dai microfoni di RadioBruno.

“Per il bilancio sono preoccupatissimo. Se non arrivano le risorse dal governo sto valutando addirittura l'ipotesi di non accendere l'illuminazione pubblica, che incide per diversi milioni di euro, e mandare così avanti i servizi per le imprese e i cittadini”, dice senza giri di parole Nardella.

Del resto l'economia fiorentina è stata a lungo costruita sul turismo di massa, e con l'azzeramento dei turisti causato dalla crisi del coronavirus sono venuti a mancare decine e decine di milioni. Un 'buco' che si è ingigantito sempre di più.

Fino a raggiungere, come il sindaco ripete da almeno una decina di giorni, la cifra di circa 200 milioni di deficit stimato, in gran parte per i mancati introiti di imposta di soggiorno (solo questa a bilancio valeva più di 40 milioni), ingressi dei musei, ticket sui pullman turistici che entrano in città.

Nardella, al pari degli altri sindaci, chiedeva da tempo che nel 'decreto aprile' (non ancora approvato e ora rinominato 'decreto rilancio') ci fossero per i Comuni almeno 5 miliardi di euro. Ma dalle voci circolate ieri sembrerebbe che la cifra in arrivo sia molto meno, forse la metà. Quindi il nuovo grido d'allarme e la provocazione (quanto realistica?) di Nardella.

Ieri quindi Nardella ha firmato assieme ad altri sindaci (Andrea Gnassi, sindaco di Rimini e rappresentante turismo per l'Anci, Luigi Brugnaro di Venezia, Luigi de Magistris di Napoli, Leoluca Orlando di Palermo, Beppe Sala  di Milano e Virginia Raggi di Roma) una nuova lettera-appello al governo.

Nella lettera, indirizzata oltre che a Conte anche ai ministri dei beni culturali Franceschini e dell'economia Gualtieri, si chiede a Roma di “rivalutare prima dell'approvazione del decreto la situazione dei Comuni che rappresentiamo al fine di poter stare vicini alle imprese e ai cittadini dei nostri territori, offrendo loro le agevolazioni e i servizi che i nostri bilanci oggi non sono più in grado di erogare. Se non saranno accolte le nostre richieste le nostre città rischieranno seriamente il default”.

Appello sostanzialmente ribadito anche dall'assessore comunale alla cultura Tommaso Sacchi, ieri ai microfoni di SkyTg24. “Le città d'arte sono in ginocchio. Nelle bozze dei decreti non è previsto un euro di ristoro dell'imposta di soggiorno che non stiamo incassando. Aspettiamo il testo definitivo ma il governo - chiede anche Sacchi -, non può lasciarci agonizzanti e con un tale ammanco di bilancio”.

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