Consip: Lotti rischia il processo, babbo Renzi verso l'archiviazione

Chiuse le indagini a Roma, fra i sette sotto accusa anche Saltalamacchia, Vannoni e Russo

La Procura di Roma ha chiuso le indagini sul caso Consip: nel documento che prelude in genere alla richiesta di rinvio a giudizio mette sotto accusa 7 persone. Gli inquirenti della Procura di Roma hanno chiesto l'archiviazione per Tiziano Renzi, padre dell'ex presidente del consiglio, Matteo Renzi. A rischiare il processo, invece, sono l'ex ministro dello sport Luca Lotti per il reato di favoreggiamento; l'ex comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette per cui si ipotizza la rivelazione del segreto d'ufficio; poi il generale dell'Arma Emanuele Saltalamacchia (favoreggiamento).

E' accusato di rivelazione del segreto e falso, l'ex maggiore del Noe Gian Paolo Scafarto. C'è poi l'accusa di depistaggio assieme all'ex colonello dell'Arma, Alessandro Sessa. Rischia processo anche l'imprenditore Carlo Russo per millantato credito. Favoreggiamento per il presidente, all'epoca dei fatti, di Pubbliacqua, società partecipata del comune di Firenze, Filippo Vannoni.

Marroni, il grande accusatore

A tirare in ballo l'ex ministro Lotti, Del Sette e Saltalamacchia è stato a suo tempo l'ex amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, che nel dicembre del 2016 spiegò ai magistrati che erano stati loro a dirgli che era in corso un'indagine sulla società. Sulla base di quello 'spiffero', insomma, Marroni fece bonificare il suo ufficio dalle microspie messe dai carabinieri del Noe.

Su Tiziano prove manipolate

Il padre di Matteo Renzi, Tiziano, venne accusato per traffico di influenze, di aver fatto pressioni sui vertici di Consip per favorire un socio in affari. Ma secondo i controlli dei pm di Roma i carabinieri che hanno seguito le indagini per conto di Woodcock, avrebbero manipolato le prove in loro possesso per incastrare Matteo Renzi e suo papà. 

Lotti e Vannoni nei guai

Invece "Lotti avrebbe rivelato all'epoca ad di Consip, Marroni, l'esistenza di una indagine penale che riguatrdava organi apicali passati e presenti di quella società e in particolare una attività di intercettazione telefonica su una utenza in suo uso". Anche il generale Saltalamacchia, secondo i magistrati, avrebbe invitato Marroni alla cautela nelle comunicazioni a mezzo telefono. Secondo l'accusa, Filippo Vannoni, avrebbe rivelato in più occasioni a Marroni che c'era una indagine della magistratura. Russo, millantando credito, "si faceva promettere da Alfredo Romeo 100mila euro come prezzo della propria mediazione".

Nei confronti di Marroni, in particolare, "la mediazione, realizzata nella prospettazione di Russo, anche per il tramite di Tiziano Renzi, doveva consistere nell'ottenere stabili vantaggi nell'aggiudicazione a favore della Romeo Gestioni spa delle procedure di evidenza pubblica indetta dalla Consip; a tal fine Romeo prometteva ulteriori utilità nella misura di 5mila euro ogni due mesi per lo stesso Russo e 30mila euro al mese asseritamente destinati a Renzi".

Renzi: "Tempo è galantuomo"

"Sono mesi che ripeto il tempo è galantuomo. Sui finti scandali, sulle vere diffamazioni, sui numeri dell'economia. Oggi lo ribadisco con ancora più forza: nessun risarcimento potrà compensare quanto persone innocenti hanno dovuto subire. Ma il tempo è galantuomo, oggi più che mai", ha scritto Matteo Renzi sui social network.

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