Consip, Lotti: "Mai detto a Marroni che c'era indagine su di lui"

L'ex Ministro interrogato: "Mai messo bocca su nomine procure"

"Oggi ho chiesto di essere ascoltato e interrogato dal Gup e dall'accusa che nel dicembre 2018 ha chiesto per me il rinvio a giudizio per un presunto favoreggiamento, nell'ambito della cosiddetta inchiesta Consip. Io non ho mai detto a Marroni che c'era un'indagine su di lui. Notizia di cui proprio non ero a conoscenza". Lo ha detto all'uscita del tribunale dopo l'udienza preliminare che l'ha visto comparire e scritto su Facebook l'ex Ministro Luca Lotti.

"Questi sono i fatti, incontrovertibili. Chi crede nella giustizia non può che aspettare che la verità dei fatti emerga. Chi vuol fare processi mediatici faccia pure, ma la verità la stabiliscono le sentenze non i retroscena giornalistici. Io vado avanti a testa alta", ha aggiunto il deputato del Pd. 

Lotti, parlando con i giornalisti, ha anche negato di aver messo "bocca sulle nomine nelle procure". "Ho letto sui giornali che c'erano relazioni con la procura di Roma - ha sottolineato - ma queste non ci sono mai state. Ho già smentito nei giorni scorsi le ricostruzioni lette su questa vicenda: l'ho detto e scritto nei post in maniera chiara". 

Lotti è coinvolto nell'indagine per la quale rischia di finire a processo con l'accusa di favoreggiamento. L'iscrizione di Lotti sul registro degli indagati, nell'ambito dell'inchiesta sulla centrale acquisti della Pa, risale al 21 dicembre del 2016, il giorno dopo l'audizione, davanti ai pm di Napoli, John Woodcock e Celeste Carrano, nella quale il "grande accusatore" Marroni ammise di aver saputo dall'allora ministro, dell'indagine e di una cimice installata nel suo ufficio.

Il fascicolo passò subito a Roma per competenza e il 27 dicembre Lotti si presentò a Piazzale Clodio per essere sentito dagli inquirenti. Con lui, rischiano il processo l'ex presidente di Pubbliacqua Firenze, Filippo Vannoni, indagato per favoreggiamento, l'ex comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette (rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento) e il generale dell'Arma Emanuele Saltalamacchia (favoreggiamento).

Coinvolti anche l'ex carabiniere del Noe, Gian Paolo Scafarto accusato di rivelazione del segreto, falso e depistaggio, l'ex colonnello del Noe Alessandro Sessa (depistaggio) e l'imprenditore Carlo Russo, che risponde di millantato credito.

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