Consip, "gravi depistaggi": i due carabinieri del Noe sospesi dal servizio

Per il gip c'è stato un atteggiamento "doloso" e "spregiudicatezza": "C'è pericolo di recidiva"

Sono accusati di aver depistato le indagini sul caso Consip. I due carabinieri, il maggiore Gianpaolo Scafarto e il colonnello Alessandro Sessa, sono stati interdetti dal servizio per un anno. A disporre l'ordinanza è stato il gip di Roma Gaspare Sturzo su richiesta del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Mario Palazzi. Per Scafarto, già indagato insieme a Sessa per falso e rivelazione del segreto d'ufficio, è scattata anche l'ipotesi di depistaggio.

Sessa e Scafarto sono accusati, in pratica, di aver volontariamente distrutto documenti, e conversazioni whatsapp, per eliminare prove utili. L'aver disinstallato l'applicazione dagli smartphone senza aver predisposto alcun backup, secondo i magistrati romani, è indice di un atteggiamento doloso e teso a nascondere la propria attività. 

Nel dettaglio i falsi contestati a Scafarto sono l'aver attribuito all'imprenditore Alfredo Romeo una frase che indicava il generale Fabrizio Ferragina come fonte di informazioni confidenziali riferite dall'imprenditore napoletano al suo ex consulente Italo Bocchino. "La gravità dei fatti contestati - scrive il gip - è indice che evidenzia, da solo considerato, il pericolo di recidiva", parlando di "spregiudicatezza" e "elevata pericolosità di reiterazione di condotte realizzate abusando della propria funzione".

"La revoca della delega d'indagine del marzo 2017, fatto rarissimo, e le pesanti espressioni in essa contenute avrebbero dovuto consigliare ad entrambi gli indagati di agire in modo retto - si osserva - invece, sembra essere stata proprio questa appartenenza l'occasione prossima per consumare altri delitti gravissimi per le finalità di depistaggio". Il giudice Gaspare Sturzo aggiunge poi "come oltre al tema del pericolo di reiterazione altrettanto grave è quello del pericolo di inquinamento probatorio". Nella misura interdittiva si spiega che la loro presenza in servizio, in un contesto di falsi e depistaggio, può danneggiare le indagini. "Sul punto basta rileggere i messaggi scambiati tra Sessa e Scafarto come certe opzioni investigative, poi non adottate dai due, nei confronti dei superiori abbiano bisogno di un reale chiarimento oggettivo".

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