Furti, danneggiamenti e aggressioni: la 'storica' clochard della stazione finisce in carcere

Dovrà scontare un cumulo pena di 5 anni e 4 mesi, in passato rifiutò la casa di cura

La storica clochard della stazione di Santa Maria Novella, Paola La Licata, 47 anni, è stata arrestata su disposizione della Corte d'Appello di Firenze. Gli agenti del compartimento polizia ferroviaria della Toscana sono andati a prenderla nel suo solito giaciglio, tra il sottopasso e il parcheggio sotterraneo e l'hanno accompagnata in carcere a Sollicciano. Stavolta però non si tratta di un fermo di 48 ore né di una misura cautelare di qualche settimana, come le era già capitato numerose volte in passato. Ma di una esecuzione pena vera e propria: denuncia dopo denuncia, condanna dopo condanna, alla fine Paola ha raggiunto un cumulo di 5 anni e 4 mesi di reclusione. Per lei è un record: l'ultimo cumulo, risalente al 2013, si attestava infatti sui due anni e mezzo di reclusione.

Paola ha avuto e ha una vita travagliata. Abusa di alcol e droghe da decenni. Chi la conosce la chiama “la clochard accoltellatrice” perché nel giugno 2018, al culmine di una lite per un giaciglio conteso con un altro clochard, gli sferrò una sequela impressionante di fendenti alle labbra, alla testa e all'orecchio. Il malcapitato cominciò a correre come un pazzo con il volto ridotto a una maschera di sangue all'interno della stazione, scatenando il panico. Lei venne arrestata per minacce e lesioni personali aggravate.

Due settimane prima era stata denunciata per aver infranto la vetrina di un negozio in stazione e aggredito i poliziotti intervenuti per bloccarla. Altro episodio eclatante avvenne nell'agosto 2012, quando fu indagata per l'omicidio preterintenzionale di un altro senzatetto, trovato morto in stazione. Inizialmente si pensò a cause naturali, poi spuntò un testimone che disse di aver visto Paola massacrarlo di botte per futili motivi. “Qui la conosciamo tutti, Paola entra ed esce di prigione continuamente, sta un po' dentro e poi torna” sottolinea un vigilante privato che lavora alla stazione.

Nel 2013 Paola era finita dentro a causa di un altro cumulo di pene, relativo a svariati reati commessi negli anni precedenti, tutti in stazione: furti, borseggi, danneggiamenti, aggressioni. Nel 2015, quando uscì, le venne proposto il ricovero in una casa di cura. Lei disse no, “voglio tornare in stazione”. Per questo fu sottoposta a una misura cautelare che può apparire paradossale: l'obbligo di dimora in stazione. Significa che Paola non poteva essere 'cacciata' da Santa Maria Novella, dove ne combinava una dopo l'altra, perché quella è la sua residenza legale. E lo sarà anche tra 5 anni, quando tornerà in stazione. A casa.

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