Processo Castello, condannati per corruzione Ligresti e gli ex assessori Biagi e Cioni

Condannati in Appello ieri i protagonisti delle vicende legate all'urbanizzazione di Castello. Si ribalta così la sentenza del Tribunale, che in marzo aveva assolto tutti tranne Biagi

Due anni e mezzo di reclusione per Salvatore Ligresti, ex patron di Fondiaria-Sai, per Gianni Biagi, ex assessore all’urbanistica del Partito democratico e per l’architetto Marco Casamonti. Un anno e un mese di reclusione all’ ex ‘sceriffo’ Graziano Cioni. Tutti condannati per corruzione in merito alla vicenda dell’urbanizzazione di Castello dalla Corte d’Appello di Firenze, che ieri ha dunque ribaltato la sentenza del Tribunale, che in primo grado il 6 marzo 2013 assolse tutti gli imputati ad eccezione di Biagi, che in quell’occasione fu condannato a un anno per turbativa d’asta e abuso d’ufficio.

Nella zona di Castello, periferia nord di Firenze, la nota compagnia di assicurazioni avrebbe dovuto costruire, in un’area vasta circa 180 ettari, case, supermercati, uffici per le Regione e la Provincia e un parco di 80 ettari. L’accusa è stata portata avanti dalla procura di Firenze e dai carabinieri del Ros, che hanno sostenuto l'ipotesi dello scambio di favori tra Fondiaria, al tempo proprietaria dell'area, ed esponenti della giunta comunale dell’epoca, guidata dall’allora sindaco Leonardo Domenici (che non è mai stato tra gli indagati).

In pratica Fondiaria avrebbe scelto Casamonti (fornendogli un lauto compenso nonostante avesse altri collaboratori) su indicazione di Biagi, l’ex assessore all’urbanistica in quota Pd. In cambio Ligresti avrebbe avuto le concessioni edilizie per costruire. Indagati per corruzione erano anche il braccio destro di Ligresti, Fausto Rapisarda, morto nel 2014, e il collaboratore Gualtiero Giombini, condannato in appello a due anni e mezzo.

Per Graziano Cioni, che allo scoppio dell’inchiesta, nel novembre 2008, rinunciò alle primarie per candidato sindaco di Firenze del Pd, quelle che sarebbero poi state vinte da Matteo Renzi, l’accusa è di aver chiesto a Rapisarda la promozione del figlio, dipendente di Fondiaria, un appartamento in affitto per un'amica e sponsorizzazioni per le sue iniziative. A due mesi è stato condannato anche l'imprenditore Aurelio Fontani, accusato di appropriazione indebita nelle vicende legate a Cioni.

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