Sollicciano: "Non è ristrutturabile, così è meglio chiuderlo"

L'appello dei radicali dopo la visita al carcere. "Rafforzare attenzione sanitaria"

Il carcere di Sollicciano non è ristrutturabile. E così "è meglio chiuderlo". Lo dicono Massimo Lensi dell'associazione Progetto Firenze e Sandra Gesualdi della fondazione Don Milani, che hanno fatto parte della delegazione che ha visitato ieri il carcere di Sollicciano. "Purtroppo, uscendo dall’istituto - hanno sottolineato in una nota - la percezione che resta addosso è che l’attenzione verso il carcere sia invece solo quella tutta intenta a mantenerlo com’è".

"Visitare un carcere è sempre difficile - hanno aggiunto - si può migliorare qualcosa, certo, rattoppare un muro, riportare una doccia comune a normale condizioni igieniche, tinteggiare i corridoi, togliere le colate di guano di piccione dagli spazi comuni, attivare finalmente la seconda cucina, ma è certo che in pochi mesi i già diluiti investimenti si scioglierebbero di nuovo nell’ordinario degrado".

"Il carcere di Sollicciano è un istituto atipico - hanno proseguito - non vi è omogeneità di tipologia di detenuti, il 70% dei quali è straniero, la periferia in cui è immerso un tempo era palude e tuttora è zona classificata a rischio idrogeologico. Alcune sezioni sono infestate da cimici e piccioni, i materassi sono sporchi e malsani, l’area trattamentale sottodimensionata (sette educatori per una popolazione carceraria di circa settecento cinquanta detenuti), costantemente sovraffollato in alcuni reparti".

Questioni note ma mai risolte: "Non è la prima volta che delegazioni radicali, insieme a rappresentati del mondo delle associazioni fiorentino, visitano quell’istituto - ricordano Lensi e Gesualdi - nessuna azienda continuerebbe a investire su una struttura così degradata, preferendo investire sul nuovo piuttosto che sull’incertezza del risanamento impossibile". Per questo "la Regione Toscana dovrebbe rafforzare l’attenzione sanitaria, modificando concettualmente il rapporto tra operatori sanitari e popolazione detenuta".

"Il Comune di Firenze dovrebbe invece capire che un carcere è parte integrante della città, al pari di un ospedale o un plesso scolastico, e non un luogo dell’immaginario negativo. Il garante comunale potrebbe interpretare il suo ruolo di collegamento con l’esterno e la cittadinanza con una vivacità diversa da quella attuale e il Sindaco rispettare gli impegni presi durante un recente Consiglio comunale che si è svolto dentro l’istituto penitenziario", concludono.

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