Cannabis legale: stop dei medici alla vendita libera

Il ministero della Salute attende il parere dell'Avvocatura di Stato ma il parere del Consiglio superiore di sanità infligge un brutto colpo ad un mercato in pieno boom

Il Consiglio superiore di sanità (Css) contro la 'cannabis light'. In un parere richiesto a febbraio dal segretariato generale del ministero della Salute, e in possesso dell'Adnkronos Salute, l'organo consultivo raccomanda "che siano attivate, nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti".

Un colpo ferale per un mercato in pieno boom: quello degli spinelli 'leggeri', venduti sia nei negozi veri e propri che su internet. A Firenze nell'ultimo anno sono stati aperti numerosi negozi che vendono la marijuana 'buona' cioè con una bassissima presenza di Thc (la parte psicotropa della pianta).

"Solitamente il Consiglio superiore di sanità esprime dei pareri al ministro della Salute e poi è il ministro stesso, secondo quello che ritiene più giusto fare, a trasmetterlo ad altri soggetti", spiega all'Adnkronos Salute la presidente del Css Roberta Siliquini.

"I pareri sostanzialmente fanno parte di un dossier più ampio, che può dar luogo a una discussione in sede politica e anche a ripercussioni legislative"

Al Css sono stati posti due quesiti: se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana, e se possano essere messi in commercio ed eventualmente a quali condizioni.

La cannabis light è pericolosa per la salute?

Ebbene, riguardo alla prima domanda, il Consiglio "ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di 'cannabis' o 'cannabis light' o 'cannabis leggera', non può essere esclusa". Questi i motivi:

"La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, Ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine".

E ancora, al Css "non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l'assunzione inconsapevolmente percepita come 'sicura' e 'priva di effetti collaterali' si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)".

La Cannabis Light può essere venduta?

Quanto al secondo quesito posto dal segretariato generale del ministero della Salute, il Consiglio superiore di sanità ritiene che "tra le finalità della coltivazione della canapa industriale" previste dalla legge 242/2016 - quella che ha 'aperto' al commercio, oggi fiorente, della cannabis light - "non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di 'cannabis' o 'cannabis light' o 'cannabis leggera', in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione".

Sulla base delle opinioni espresse dal Css, sempre a quanto apprende l'Adnkronos Salute, il ministero della Salute ha anche richiesto un parere all'Avvocatura dello Stato, che non sarebbe ancora arrivato.

Ma che cos'è la cannabis light

In Italia lo 'spinello leggero' è stato reso legale dalla legge 242/2016 sulla coltivazione e la filiera della canapa: la normativa ha creato un 'cuscinetto' di esenzioni di responsabilità per l'agricoltore nel caso in cui i risultati a un controllo rivelino una quantità di Thc superiore a 0,2%, ma inferiore a 0,6%.

"Non è un prodotto medicinale, da combustione o alimentare e non si vende ai minori". In tutte le confezioni delle aziende che la producono, c'è scritto che si tratta di cannabis da collezione e che la vendita è vietata agli under 18 anni.

Se la legge mirava a tutelare i coltivatori di piante, non fa menzione dei fiori. Per la 'cannabis light', che mantiene le proprietà del cannabidiolo ma senza gli effetti psicoattivi, si usano dunque le infiorescenze di varietà di canapa per usi industriali già presenti nell'elenco ufficiale delle sementi coltivabili in Italia e quindi con un tenore di Thc inferiore al limite di legge. Si tratta di fiori che 'avanzano' dalla produzione per altri scopi (tessuti, cosmetici) e che vengono vendute oggi in apposite bustine in centinaia di punti vendita specializzati in tutta Italia, oltre ad alcuni tabaccai.

Una nuova frontiera, dunque, che in questi anni ha attratto centinaia di migliaia di italiani: secondo Coldiretti il giro d'affari stimato è di oltre 40 milioni di euro, che si sviluppa sia nei negozi veri e propri, sia su internet. Nel giro di 5 anni sono aumentati di 10 volte i terreni coltivati a canapa (per vari usi, non solo per la versione 'light'), dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4.000 stimati per il 2018, sempre secondo Coldiretti.

Intanto in Canada arriva il sì alla legge sulla cannabis legale

"Mentre il Canada legalizza la marijuana per sottrarre profitti alle mafie e contrastarne l'uso da parte dei minori, temo che la direzione di marcia di questo governo sarà la proibizione" spiega a Radio Radicale Benedetto Della Vedova, presidente di Forza Europa e promotore nella scorsa legislatura della proposta di legge per la legalizzazione della cannabis.

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