Banca Etruria: pm Rossi non è incompatibile su papà Boschi

Il capo della Procura di Arezzo svolse incarico per il governo: per il Csm è indipendente dalla politica

Il ministro Boschi

"Non vi sono elementi per sostenere un rapporto di conoscenza tra il dottor Rossi con il ministro Maria Elena Boschi, tale da mettere in discussione il profilo dell'imparzialità e dell'indipendenza del magistrato nella trattazione di vicende processuali che, potenzialmente, potrebbero coinvolgere parenti del citato ministro". A dirlo è la Prima commissione del Csm, che si è pronunciata oggi sul caso dell'eventuale conflitto di interessi tra un incarico di consulenza svolto per Palazzo Chigi da Rossi e il suo ruolo di procuratore, con riferimento alle indagini sul dissesto di Banca Etruria per il ruolo di vice presidente dell'istituto, svolto per alcuni anni dal padre del ministro Boschi, Pierluigi. Ora la palla passerà al vaglio del plenum.

La Prima commissione ha comunque deciso di rinviare gli atti al Procuratore generale della Cassazione per la valutazione sulla prosecuzione dell'incarico extragiudiziario da parte di Rossi "dopo l'apertura dell'indagine" sul dissesto di Banca Etruria; del non aver informato il Csm della "titolarità di indagini che presentavano possibili profili di incompatibilità con la prosecuzione della consulenza" e della scelta di restare unico titolare dell'inchiesta sul dissesto, mentre continuava a svolgere l'incarico per Palazzo Chigi. 

"Il raffronto tra la documentazione acquisita e il contenuto delle informazioni rese non ha fatto emergere 'commistioni' o rapporti con esponenti del mondo politico tali da appannare la credibilità professionale del magistrato", aggiunge la commissione. "Deve essere esclusa pure la presenza di elementi oggettivi che attestino dei rapporti pregressi tra il procuratore di Arezzo e il signor Pierluigi Boschi - prosegue l'organo del Csm - che scaturiscano dalle ispezioni della Banca d'Italia sulla Bpel, istituto di credito nell'ambito del quale quest'ultimo ha ricoperto il ruolo di vicepresidente del consiglio di amministrazione".

Quanto ai procedimenti penali archiviati e riguardanti Boschi "tale circostanza - osserva la Commissione - non è determinante per affermare che vi sia un rapporto di conoscenza tra i due, ulteriore rispetto a quello concernente l'esercizio della funzione giurisdizionale, in grado di appannare l'immagine di imparzialità del magistrato". Per il Csm fra Boschi e Rossi c'era "una conoscenza 'puramente cartacea'" e tra i due non sono emersi "neppure contatti occasionati dalle menzionate indagini, non essendovi traccia nei fascicoli poi indicati di interrogatori, confronti, o occasioni procedimentali di conpresenza". La Prima Commissione, dunque, rileva che "pur permanendo una parziale incomprensione sulla questione del cosiddetto 'comitato ombra', non sono emerse condotte anomale da parte del procuratore di Arezzo". Non sono state, quindi, ravvisate "situazioni obiettive in grado di ostacolare - conclude la relazione - il sereno esercizio della giurisdizione". 

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