Bekaert, licenziamento per i 318 lavoratori: “Gioco sporco, siamo rovinati” / FOTO

La multinazionale vuole licenziare tutti, protesta a Firenze: “Troppo vecchi ma giovani per la pensione, chi ci assume?”

Un gioco sporco quello della Bekaert, la multinazionale belga che di punto in bianco, senza preavviso, ha deciso di licenziare in tronco tutti i 318 lavoratori dello stabilimento di Figline Valdarno, quello che tutti conoscono come 'ex Pirelli', per delocalizzare l'attività all'estero. Ne sono convinti i lavoratori.

“Un gioco sporco, sì, sulla nostra pelle. Si prendono il lavoro e lo portano via”, commenta amaro Antonio Corona, uno degli operai oggi in presidio a Firenze in piazza della Repubblica, di fronte alla sede di Confindustria, in occasione dell'incontro tra i vertici dell'azienda e i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil.

Il caso della Bekaert - che produce rinforzi d'acciaio per pneumatici e che ha rilevato l'impianto da Pirelli nel 2014 - è su tutte le cronache locali e nazionali da venerdì 22 giugno. Quel giorno l'azienda ha inviato ai lavoratori le lettere che annunciavano la chiusura della fabbrica e i licenziamenti. A rischio sono anche almento altri 100 posti nell'indotto. Un colpo durissimo.

Ed infatti nei giorni successivi si sono mobilitati al fianco dei lavoratori sindacati e istituzioni, fino alla grande manifestazione per le strade di Figline la settimana scorsa, con 5mila persone. I sindacati chiedono di fermare i licenziamenti, ma l'azienda non intende tornare indietro.

“Sono rovinato, non lo ritrovo più un lavoro. Mi mancano 7 anni alla pensione ma sono troppo vecchio perché qualcun altro mi assuma”, dice Bruno, 57 anni, alla Bekaert da 14. “Ancora non riusciamo a crederci”, aggiunge Antonio Guidelli, che di anni ne ha 55 e lavora all'ex Pirelli da ben 33.

L'età media degli operai del resto è alta, sui 50 anni. Un'età nella quale oggi ritrovare un posto è un miraggio. “Tutti abbiamo famiglie e mutui da pagare. E con il 'jobs act' se un'attività cessa non abbiamo diritto nemmeno alla cassa integrazione”, aggiungono Massimo, Fabrizio e Bruno. Le facce sono tirate, i sorrisi amari. Facce schiette, di chi la pagnotta se l'è sempre sudata tutta.

Oltre ai lavoratori Bekaert in piazza ci sono operai di altre fabbriche dell'area metropolitana fiorentina (Kme, Nuovo Pignone, Esaote, InfoGroup) nella quale oggi i metalmeccanici hanno scioperato per 4 ore.

In piazza anche i consiglieri di Sì Toscana a Sinistra Paolo Sarti e Massimo Fattori. “E' il risultato di anni in cui alle multinazionali è stato permesso tutto, delocalizzazioni selvagge senza alcun paletto, anche da parte di chi aveva avuto contributi pubblici. La Bekaert ha acquisito le competenze e le tecnologie e ora le porta via, in Belgio e Romania, tanto per rendere l'idea - commenta Fattori -, di chi è che ruba davvero il lavoro”.

Dopo l'incontro interlocutorio di oggi, quello fondamentale sarà domani a Roma, al ministero dello sviluppo economico. I sindacati chiedono che al tavolo partecipi anche il ministro Luigi Di Maio, la cui presenza non è ancora confermata.

Il timore è quello che la multinazionale non solo non fermi i licenziamenti, ma che non sia nemmeno interessata a trovare un acquirente che faccia andare avanti la produzione: se la fabbrica chiude, del resto, e ne sono consapevoli gli stessi operai, per il gruppo belga significherebbe avere un concorrente in meno sul mercato. E pazienza se 318 famiglie non sapranno più come arrivare a fine mese.

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