Bekaert, incontro al Mise: atteso il decreto sulla cassa integrazione

Il tre ottobre i 318 lavoratori saranno licenziati 

I lavoratori davanti al Mise (fonte Facebook)

Stamani tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico sulla Bekaert, multinazionale belga che ha deciso di chiudere lo stabilimento di Figline Valdarno. L'azienda produce filo d'acciaio, la proprietaria dalla fabbrica e lì solo da un paio di anni (ma lo stabilimento ha una storia lunga sessanta anni), ma ha deciso improvvisamente di chiudere e delocalizzare le produzioni in Romania. Il governo non ha ancora presentato il decreto per la cassa integrazione per cessazione per i 318 lavoratori che rischiano di essere licenziati, anche se si è impegnato a emanarlo a giorni.

"Il Governo ha ribadito oggi che la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività sarà reinserita con l'emanazione di un decreto che a giorni verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale – spiegano Francesca Re Davide e Daniele Calosi della Fiom Cgil -. Questo è un primo risultato costruito e raggiunto grazie alla lotta dei lavoratori della Bekaert che porterà un beneficio per tutti coloro che si trovano nella stessa condizione. Per la Fiom la cassa integrazione è condizione necessaria per far ripartire la trattativa, senza ammortizzatore non potrà esserci accordo. Il decreto darà anche il via al percorso di re industrializzazione rispetto al quale aspettiamo ancora un'assunzione di responsabilità da parte di Pirelli perché riteniamo paradossale che Bekaert abbia acquisito lo stabilimento da un competitor ma non intenda vendere a un concorrente. Il Governo si è impegnato a riconvocare il tavolo prima del 3 ottobre, giorno in cui scade la procedura. Auspichiamo una convocazione tempestiva e in presenza del decreto".

All'incontro tra sindacati e azienda erano sedute anche le istituzioni comunali e regionali. "C'è un'ipotesi di lavoro, da concretizzare ma percorribile – spiega il presidente della Toscana Enrico Rossi-. Aspettiamo però ancora il decreto, che chiaramente è una questione dirimente perché permetterebbe di garantire la cassa integrazione ai dipendenti. Il ministero ha ribadito l'impegno ad approvarlo velocemente, ma ancora non c'è". E il decreto dovrà arrivare prima del 3 ottobre, termine entro cui potrebbero scattare i licenziamenti e su cui l'azienda non è disponibile a nessuna ulteriore proroga se non interverrà prima un accordo.

Gli scenari su cui si lavora sono due: reindustrializzazione e ricollocazione, magari tutti e due insieme. Si cercano e già ci sono stati contatti preliminari con alcuni possibili compratori. Ci sono incentivi che l'azienda è disponibile a mettere in campo per l'esodo o verso chi comprerà o sarà disposto a riassumere. C'è un'apertura dell'azienda, che era stata richiesta dalla Regione e dalle altre istituzioni, a valutare adesso la vendita anche a possibili concorrenti, sia pur solo nel campo del filo tubi. Un passo sicuramente in avanti. Si sta considerando anche la possibilità di dividere il sito in più insediamenti. Ma il decreto per l'appunto che sta in cima a tutto e che dovrà stabilire le modalità di accesso dei lavoratori alla cassa integrazione per cessazione – non più prevista dalle norme oggi in vigore – ancora non c'è e non è stato pubblicato, nonostante che esponenti dell'ufficio di gabinetto del ministro allo sviluppo economico, al tavolo anche loro stamani, ribadiscano che ci sarà.

"Da parte della Regione ci sono porte aperte ad ogni tentativo di reindustrializzazione in sito – sottolinea il presidente Rossi - Siamo pronti a mettere in campo tutti gli strumenti e le risorse a disposizione. Siamo favorevoli anche alla ripartizione dello stabilimento in più aree produttive. Non ugualmente favorevoli ci trova una mera politica di ricollocamento".
 

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