Batterio "New Delhi": 17 morti sospette in Toscana

La battaglia contro il bacillo resistente agli antibiotici. Gli infettati nella nostra regione sono 64

C'è un batterio che sta destando preoccupazione. Si chiama "New Delhi" (o più correttamente New Delhi metallo beta-lattamasi) ed è stato scoperto nel 2009 in un paziente svedese che tornava dall'India. E' particolarmente resistente agli antibiotici: per questo pericoloso soprattutto in pazienti fragili, già colpiti da altre patologie o immunodepressi, come i sessantaquattro casi registrati.

Secondo i dati diffusi dalla Regione, i pazienti infettati dal New Delhi negli ospedali toscani dal novembre 2018 al monitoraggio di fine luglio sono 64. La mortalità osservata finora nei casi infetti è di 17. Particolare la concentrazione di casi nelle strutture dell'Area Vasta Nord Ovest: il maggior numero è al Cisanello di Pisa, con 31 infettati e 10 morti.

La cautela nel comunicare il numero dei decessi - fanno sapere dagl uffici dell'assessorato - è dovuta alle condizioni generali di questi pazienti: non è detto che la causa della morte sia stata necessariamente il batterio New Delhi, le cause possono essere altre, oppure il batterio può essere una concausa. Il dato netto di causa-effetto sarà disponibile solo dopo una attenta analisi e valutazione.

Dalla settimana prossima, si spiega in una nota, la Regione darà comunque costante comunicazione dei dati attraverso un monitoraggio continuo dei numero di portatori del batterio, degli infetti e dei decessi, presidio per presidio, in tempo reale, allo scopo anche di contribuire ad una corretta informazione tesa in particolare a rassicurare e ad adottare le misure di prevenzione, ovvero ridurre l'utilizzo non corretto di antibiotici.

La Regione comunica di essere stata in contatto con il Ministero della salute e l'Istituto superiore di sanità, e di aver poi costituito una Unità di crisi regionale, tuttora attiva, della quale fanno parte professionisti esperti in materia di infezioni correlate all'assistenza nelle diverse discipline coinvolte.

Prodotto di questo costante lavoro è stato il decreto regionale del 26 luglio, con il quale sono state formalizzate le indicazioni operative già fornite a tutte le strutture sanitarie toscane. Con il decreto si fissano le modalità per effettuare lo screening in ingresso al momento del ricovero e per individuare le tipologie di strutture-degenze da tenere sotto controllo.

Vengono inoltre individuati indirizzi omogenei a livello regionale per la gestione, sotto il profilo igienico sanitario, dei pazienti colonizzati/infetti, comprese le istruzioni da fornire alla dimissione, i protocolli terapeutici per la gestione clinica dei casi e le indicazioni per la pulizia ambientale.

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