Credito cooperativo: "Verdini fece bancarotta e non si è mai pentito"

Le motivazioni dei giudici dopo la condanna a 6 anni e 10 mesi. "Fusi e Bartolomei furono complici"

Denis Verdini fece bancarotta danneggiando economicamente il Credito Cooperativo Fiorentino, i suoi creditori e lo Stato, ma non ha mai mostrato "repisicenza", cioè non si è mai pentito. Lo scrivono i giudici della Corte d'Appello di Firenze nelle motivazioni della sentenza sul Crac della banca, che il 3 luglio scorso ha visto l'ex parlamentare condannato in secondo grado a 6 anni e 10 mesi. Adesso i legali di Verdini potranno ricorrere in Cassazione, ultimo grado di giudizio, la cui sentenza sarà definitiva.

Per i giudici "le somme che risultano essere state da lui versate o restituite al Ccf sono assai modeste rispetto ai danni causati e non tali da dimostrare una volontà di risarcirli". Responsabilità nella bancarotta fu, secondo il collegio, la sovraesposizione della banca nei confronti del gruppo Btp Spa. A Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei del gruppo, la corte ha per questo aumentato la pena di cinque mesi rispetto al primo grado di giudizio, comminando per i due cinque anni e 10 mesi di condanna.

I due sono stati identificati come "complici del Verdini con pari intensità di dolo e con piena consapevolezza della illiceità dei finanziamenti che ottenevano" e definiti "coloro che hanno beneficiato in massimo grado delle condotte distrattive a danno del Ccf, agendo per un esclusivo fine di interesse personale o delle loro società perseguito pur sapendo di danneggiare gli altri clienti della banca".

Fra le pratiche messe in atto nella condotta dell'istituto di credito i cosiddetti "indici di fraudolenza" come contratti di mutuo o prestito privi di reali garanzie, "giri" di denaro, finanziamenti spropositati. Verdini ha almeno altri due procedimenti pesanti a carico, quello per la bancarotta della Ste, la socieà editoriale dichiarata fallita nel febbraio 2014, con una condanna in primo grado a cinque anni e mezzo, e quello per bancarotta preferenziale con una condanna di 4 anni e 4 mesi, sempre in primo grado. 

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