L'associazione CiaoLapo: "Inutili polemiche sulla sepoltura dei feti"

"Sono i genitori a chiedere di applicare le leggi vigenti in caso di morte prenatale. La sepoltura dei bambini morti in utero è semplicemente un atto di civiltà"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FirenzeToday

Dal progetto fotografico Perdere un bambino durante la gravidanza purtroppo non è un evento raro e rappresenta un vero e proprio lutto. Su 100 gravidanze, 15 si interrompono con una perdita: di queste, circa 13 per aborto spontaneo nel primo trimestre, 0,5 per interruzione terapeutica di gravidanza, 0,4 per morte intrauterina nel terzo trimestre, 0,8 nel periodo perinatale.

Dice Claudia Ravaldi, psichiatra e psicoterapeuta, fondatrice e presidente di CiaoLapo Onlus,associazione apolitica e aconfessionale che si occupa della tutela della gravidanza a rischio e del supporto ai genitori colpiti da lutto perinatale: "Quando un bambino muore prima di nascere, spesso il rito funebre e la sepoltura assumono una valenza centrale nel processo di elaborazione del lutto. Specialmente quando la perdita avviene nella seconda metà della gravidanza. Offrire una degna sepoltura consente il riconoscimento non solo della dignità di quel bambino, ma anche della dignità di quel genitore, chiamato a salutare suo figlio ancora prima di averlo conosciuto."

Il comune di Firenze, come molti altri comuni italiani, ha deciso in questi giorni di intervenire sulle aree cimiteriali dedicate alla sepoltura dei bambini morti in utero, una situazione già ampiamente prevista e regolata da oltre venti anni dalla legge nazionale italiana. Continua la dott.ssa Ravaldi:"I genitori, al momento della morte in utero del loro bambino sono talmente scioccati che spesso non riescono nemmeno a pensare alla possibilità di dare una sepoltura a loro figlio, per poi realizzare quando ormai è troppo tardi, il peso dell'assenza di un luogo fisico nel quale piangerlo. Per questo è importante che le strutture sanitarie e gli enti amministrativi possiedano regolamenti e procedure chiare in materia."

La legge italiana prevede da molto tempo norme nazionali relative alla sepoltura dei feti e dei bambini morti in utero, ma tali norme sono spesso ignorate o erroneamente applicate in molti ospedali italiani. Gli operatori sanitari infatti spesso non informano i genitori delle possibilità di seppellire il loro bambino e di celebrare, se vogliono, cerimonie religiose o laiche. Continua la dott.ssa Ravaldi: "In molte città i feti vengono sepolti in vere e proprie fosse comuni destinate anche agli arti amputati, situate spesso in aree dimenticate e trascurate dei cimiteri, a volte fangose, incolte e piene di erbacce, che amplificano il senso di noncuranza e di isolamento dei genitori. A nessuno farebbe piacere sapere che una persona cara è sepolta in un posto che somiglia più a una discarica che ad un luogo di rispetto e di pace."

Quindi nessun contrasto con la legge 194. Aggiunge il dott. Alfredo Vannacci, co-fondatore e vice-presidente di CiaoLapo: "Seppellire i bambini morti in utero è un atto di civiltà. Non ha niente a che vedere con la legge 194 o con il diritto all'aborto. Non è obbligatorio, né esiste alcuna forma di costrizione psicologica o di altro genere nei confronti dei genitori che non desiderano alcuna sepoltura. Ciò che deve essere consentito, perché previsto per legge da venti anni in Italia, è che i genitori che perdono un bambino durante la gravidanza abbiano la possibilità, se lo vogliono, di seppellirlo in maniera civile ed in luoghi degni, appositamente indicati dai regolamenti cimiteriali del Comune."

Ed è proprio di questo che si è occupata la giunta di Palazzo Vecchio in questi giorni, approvando il nuovo regolamento di polizia mortuaria che affronta anche il problema della sepoltura dei feti e dei bambini morti in utero, e riqualifica una apposita area del cimitero comunale di Trespiano. Conclude la dott.ssa Ravaldi "Nel progetto fiorentino c'è anche la proposta di apertura verso le diverse modalità funerarie in base alle differenze culturali, religiose, psicologiche ed economiche. Le polemiche di stampo politico e/o religioso sono fuori luogo. La degna sepoltura dei bambini morti in utero è un atto transculturale, laico e apolitico, diffuso in gran parte dei paesi del mondo. Solo in Italia diventa motivo di discordia. E' raggelante notare come spesso siano proprio i paladini dei diritti delle minoranze a scagliarsi in maniera violenta e scoordinata contro i diritti delle madri e dei padri "orfani" dei loro bambini morti prima di nascere. Come se garantire il rispetto dei diritti di un genitore che perde un figlio e intende seppellirlo (a qualunque età gestazionale, purché la decisione sia sua) significasse ledere il diritto di chi legittimamente decide di non seppellire il proprio o altrettanto legittimamente stabilisce di interrompere per qualunque ragione una gravidanza."

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