Riciclaggio: arrestati 4 imprenditori, sequestrato palazzo a Firenze

In quattro ai domiciliari: "Nullatenenti con beni di lusso, portavano società al fallimento"

C'è anche un palazzo fiorentino fra i beni sequestrati dalla Guardia di Finanza di Arezzo nell'ambito di un'operazione per sgominare un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, bancari, fallimentari e di riciclaggio. Quattro imprenditori, secondo gli inquirenti, di fatto gestivano un piccolo "impero" che spaziava dal vino all'abbigliamento passando per il settore immobiliare, con compravendite e affitti in varie parti d'Italia. Ora sono agli arresti domiciliari, altri nove sono stati interdetti.

Auto di lusso e terreni

L'immobile in questione, fra i 179 messi sotto sequestro insieme a diverse auto di lusso con targa estera, un maneggio con 40 cavalli, oltre 500 ettari di terreni, è palazzo "Bianca Cappello" di via Maggio, in Oltrarno, che fu costruito nel 1500 su richiesta di Francesco I de' Medici per la sua amante Bianca Cappello.

Nei guai

Alla guida dell'associazione a delinquere per gli inquirenti c'erano padre e figlio, A.M. e A.M., rispettivamente di 67 e 40 anni, residenti all'estero (il primo in Svizzera e il secondo in Inghilterra), ma di fatto domiciliati a Castiglion Fibocchi (Arezzo), che risultavano nullatenenti. Agli arresti anche M.I., 57anni, consulente del gruppo e titolare di alcune società, e P.F., 45 anni, responsabile del settore abbigliamento del gruppo.

Il valore

Al termine di complesse indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Arezzo sotto la direzione della Procura della Repubblica di Arezzo, è stato anche disposto il sequestro preventivo delle quote di 14 società e di beni, mobili ed immobili, per un valore complessivo di circa 25,5 milioni di euro.

"Flussi anomali"

L’indagine trae origine dall’attività di ricerca informativa e dall’analisi dei flussi finanziari anomali: le investigazioni hanno consentito di ricostruire lo schema utilizzato da anni dal gruppo che consisteva nel portare aziende tessili a ben posizionarsi sul mercato di riferimento per poi avviarle, in mano a prestanome, alla decozione senza corrispondere imposte e contributi e non rientrando dagli affidamenti ricevuti dal sistema bancario.

Le società fallite, secondo gli inquirenti, venivano quindi rimpiazzate da altri soggetti economici e le disponibilità sottratte venivano poi fatte confluire in un nuovo assetto patrimoniale ed imprenditoriale, diversificato anche in altri settori – immobiliare, turistico, vitivinicolo – e schermato con l’interposizione artificiosa di entità giuridiche di diritto estero.

Le spese personali

Le investigazioni hanno fatto emergere l’esistenza di perduranti condotte penalmente rilevanti da parte di soggetti già condannati in passato per reati tributari e dichiarati falliti dal Tribunale di Arezzo. Sull’assetto societario sono stati fatte gravare nel tempo anche ingenti spese personali relative a viaggi e alla disponibilità di beni di lusso (tra cui un aereo privato ed un’imbarcazione). Negli ultimi quattro anni sono state individuate spese per circa cinque milioni di euro a fronte dell’omessa dichiarazione di redditi in Italia grazie all’artificioso spostamento della residenza all’estero da parte di alcuni degli indagati.

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