No al casinò di via Stuparich. La proprietà: "Apriamo un ristorante"

La VDN Srl, la società a capo dell'operazione non si scompone: "Apriremo un american bar di classe". Nei prossimi mesi tuttavia i locali potrebbero ospitare tornei di Texas hold 'em

Il mini casinò di via Stuparich

Gli ha detto no la Questura e gran parte della politica fiorentina ha esultato. A cominciare dal vicesindaco Dario Nardella che ieri in Consiglio comunale ha sottolineato la sua soddisfazione per “questa decisione, frutto della collaborazione in atto da tempo fra Comune e Forze dell’ordine per arginare un fenomeno ormai diffuso in tutte le città italiane”. Insomma il mini casinò in via Stuparich non sa da fare. Niente slot-machine, nessuna VLT o meglio conosciute come videolottery. Un braccio di ferro durato mesi tra la proprietà, la politica ed i cittadini dell’estrema periferia Nord di Firenze.

E la VDN Srl, la società a capo di questa operazione come ha reagito? “Il vicesindaco Nardella avrebbe fatto bene ad informarsi prima di parlare” ha commentato secco Claudio Martini, addetto stampa della VDN. “La notizia della Questura non ci ha sorpreso ne stupito, anche perché noi da tempo abbiamo scelto di aprire il locale con una nuova formula, senza slot o VNT. Quindi questo diniego non ci riguarda”. Dalla VDN infatti fanno sapere che i locali, un tempo occupati da uno store della catena Stefan, saranno la casa di un “grande ristorante che aprirà i battenti domani, come da copione; sarà il classico american bar – continua Martini – con musica e spettacoli dal vivo in un ambiente curato nei minimi dettagli. Un vero gioiello, un unicum nel suo genere a Firenze”.

Retromarcia, cambio di rotta, strategie alternative? È chiaro che qualcosa è successo. A cominciare dal dicembre 2011 quando la società è passata di mano: da Antonio Corvo a Domenico Ferraro. La musica tuttavia non è cambiata. Il mini casinò non ha mai ottenuto i permessi necessari all’apertura. Ed in questa vicenda è finita sotto la lente di ingrandimento della Questura anche la vicenda del passaggio di consegne al vertice della società. Il Questore infatti ha ravvisato “concreti elementi che hanno fatto ritenere la sussistenza di una mera interposizione fittizia tra il nuovo ed il precedente richiedente”. In pratica, secondo gli uomini di via Zara, un cambio più sul piano formale che su quello sostanziale. Parole che non sono piaciute alla VDN: “Antonio Corvo – ha sottolineato sempre Martini – è uscito integralmente dal quadro societario. Non è più della squadra. Per altro vorrei solo osservare che, anche se non starebbe a me dirlo, Corvo è incensurato; su di lui non pende nessuna condanna”.C’è da dire che l’atto di ieri è l’ultimo di una lunga serie. Già nell’agosto scorso la richiesta di apertura fu cassata; decisione poi confermata sia dal Tar che dal Consiglio di Stato. I tribunali amministrativi all’epoca evidenziarono “l’esistenza di cause sintomatiche di uno stile di vita incompatibile con il rilascio dell’autorizzazione, ponendo in essere valutazioni di affidabilità di esclusiva competenza del suo ufficio”.

COMUNE – Ed anche il Comune si era già pronunciato da tempo sul caso, bocciando il progetto casa da gioco fin dall’inizio. Palazzo Vecchio, infatti, nel gennaio 2011 ha approvato un regolamento per le sale da gioco. Un testo che prevede un giro di vite importante attorno al delicato tema del gioco e alle problematiche che introduce nella società e nella vita delle persone. L’elemento chiave, tanto decisivo quanto coercitivo, sta nel fatto che le sale da gioco non potranno più essere aperte a meno di cinquecento metri pedonali da scuole, luoghi di culto, ospedali, centri di recupero o di riposo, sedi operative di associazioni di volontariato o altre sale giochi. Un regolamento che avrebbe potuto strozzare nel nascere il dibattito se non per il fatto, come sottolineato ieri da Nardella, che le “autorizzazioni per le aperture delle sale giochi ‘di seconda generazione’, ovvero quei luoghi che somigliano sempre più a casinò, dipendono esclusivamente dallo Stato e in particolare dalle Questure”. Per questo l’intervento della Questura è stato pressoché decisivo. E dire che la VDN aveva già ottenuto nei mesi scorsi il collaudo dal Monopolio di Stato ed aveva firmato un accordo con Lottomatica, un gigante del settore scommesse e giochi d'azzardo, per la fornitura delle macchine elettroniche. Niet, retromarcia e conversione dei locali adibiti al gioco in spazi per la ristorazione.

POKER – Dalla VDN tuttavia fanno sapere che il gioco rimarrà uno dei vettori della struttura. Se le slot o le VLT non potranno essere istallate nei locali, i tavolini del ristorante potrebbero essere terreno di un’altra moda di questi tempi: il poker sportivo. “È un progetto in discussione – conclude Martini – non c’è nulla di definito. Stiamo parlando con alcune associazioni di poker fiorentine. In futuro potremmo ospitare tappe o competizioni di Texas hold 'em”.
 

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