Tutto quello che dovreste sapere sul film Amici miei

A maggio 2015 si festeggerà il centenario della nascita di Monicelli. Per ricordarlo abbiamo scelto di raccontarvi i segreti di uno dei suoi capolavori, film - manifesto della fiorentinità più autentica

La famosa scena degli schiaffi alla stazione

Cinque amici, una città e nessuna voglia di prendersi sul serio. Uomini che si ostinano a coltivare il gusto tutto toscano di burle fantasiose e crudeli: canzonare vigili urbani, prendere a schiaffi i viaggiatori affacciati al finestrino del treno, beffare vecchi pensionati spilorci.

Una ricetta per esorcizzare la paura della vita e della morte, un modo (quasi) infallibile per rinvigorire lo spirito goliardico tipico della giovinezza, arrestando a colpi di cinismo lo scorrere del tempo.Tra supercazzole prematurate e zingarate estemporanee, ecco tutti i segreti del capolavoro firmato Mario Monicelli. 

Un film di Pietro Germi
Il soggetto originale del film apparteneva in realtà a Pietro Germi, e solo quando morì nel 1974 l'amico e collega Mario Monicelli decise di realizzarne un film. Per questo motivo nei titoli di testa di Amici miei troviamo scritto “un film di Pietro Germi”, e solo successivamente la dicitura “regia di Mario Monicelli”. 

Un giorno, per caso, Firenze
La scelta della location fu del tutto casuale. Inizialmente la pellicola doveva essere ambientata in una non meglio precisata città, in un primo tempo identificata con Bologna. Come raccontò in un'intervista, fu lo stesso Monicelli a optare per Firenze, poi divenuta centrale all'interno della sceneggiatura.

Una storia vera
Personaggi e fatti non sono esclusivamente frutto della fantasia registica. Sia il conte Mascetti, nobile fiorentino decaduto, che l'architetto Melandri, inguaribile romantico, sembrano essere legati a persone realmente esistite. Lo stesso Gastone Moschin raccontò che il suo ruolo si ispirava ad un architetto fiorentino perdutamente innamorato della moglie di un noto avvocato, nel film trasformato nel chirurgo Sassaroli. E, secondo la leggenda, sembra che persino lui sia andato a chiedere la mano della donna al marito cornuto. 

Per quanto riguarda le celebri zingarate, espressione entrata a pieno titolo nel linguaggio comune, sembra che persino quelle traessero ispirazione da fatti reali. Maestro della supercazzola pare fosse Raffaelo Pacini, caro amico di Monicelli e autore di questa comicità all'insegna del nonsense. 

Marcello, come here!
Si vocifera che in origine la parte del Conte Mascetti dovesse spettare a Marcello Mastroianni, mentre Ugo Tognazzi avrebbe dovuto vestire i panni del Perozzi. Mastroianni però decise di rifiutare l'ingaggio, preoccupato che la sua interpretazione venisse offuscata dagli altri attori. Monicelli propose allora il nome di Raimondo Vianello, che declinò a sua volta. Il ruolo venne così assegnato a Tognazzi, mentre per la parte del giornalista venne ingaggiato Philippe Noiret.

Per quanto riguarda il personaggio del barista Necchi, pare che Germi avesse già indicato Duilio Del Prete e Monicelli decise di rispettare le sue volontà. Sembra però che il regista avesse già in mente il nome di Renzo Montagnani, che infatti sostituirà Del Prete nel secondo atto della trilogia. 

Schiaffi da incubo
La scena-cult degli schiaffi ai viaggiatori in partenza da Santa Maria Novella fu in realtà un vero e proprio incubo. Un po' per esigenze di realismo, un po' per spirito goliardico, sembra che Monicelli incitasse gli attori a colpire con forza le malcapitate comparse. Che, neanche a dirlo, non la presero proprio bene. La sequenza è stata poi omaggiata nel film “Fantozzi alla riscossa”. Peccato che stavolta si trattasse di un treno arrivo e non in partenza,  

Bella figlia dell'amore...
Se il famosissimo “Mavaffanzum!” del secondo atto utilizza la stessa sinfonia del Barbiere di Siviglia di Rossini, nel primo capitolo di Amici miei troviamo una citazione ancor più esplicita dell'opera lirica italiana. Nello specifico, si tratta dell'aria Bella figlia dell'amore, presente nel terzo atto del Rigoletto di Giuseppe Verdi. 

Un funeralone da fargli pigliare un colpo!
E' quello che si augura nella scena finale il Melandri per l'amico Perozzi, ormai passato a miglior vita. Ad esaudire il suo desiderio ci ha pensato nel 2010 il regista Federico Micali con il film documentario "L’Ultima Zingarata", in cui venne realizzato, sempre nella chiesa di Santo Spirito, il fastoso funerale agognato dal Melandri. 

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