Psicologia: nel cuore della mente

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La "supercazzola" all'Università: cosa si cela dietro al farneticare del Mascetti?

L'analisi del Dottor Loris Pinzani

Nella celeberrima serie di film "Amici miei" vi sono scene rimaste nella cultura popolare, che tornano a rivivere il loro fulgore in ogni strada della città. Una delle più celebri riguarda quella della "supercazzola"ossia una serie di frasi sconnesse, esposte con una naturalezza che confonde l'interlocutore. Il disorientamento che ne deriva si propone come parafrase di una società in cui spesso ci ritroviamo ingenue vittime, oppure autori del disguido, in una condotta fin troppo attuale, che si ripete talvolta nelle occasioni pubbliche o nei discorsi di circostanza.

Il personaggio descritto è il celeberrimo Conte Mascetti, nobile caduto in miseria dopo aver sperperato i suoi ingenti averi, a cui è rimasta classe innata, figlia di una signorilità dovuta alla nobiltà oramai estinta nei fatti quanto nelle sue tasche.
Se ne trae l'icona di un uomo fragile, vittima di sé stesso, che però si distingue nel modo unico di affrontare la vita, che prende le distanze dalla sorte e nel suo dramma sfida il destino ormai avverso. Così il Mascetti parla senza dire assolutamente nulla. Parla per disorientare, per divertire o comunque per partecipare alla scena.

La frase che il malcapitato interlocutore del Mascetti si sforza di comprendere non ha alcun senso, ma mentre il nobile pronuncia lo sproloquio, spesso l'altro tace pur di non dire che non capisce; tace e lascia fare: in quell'attimo ogni spettatore si immedesima nel personaggio che beffa la vita che non sa gestire, ma che ama. Questo accade nella supercazzola, termine ormai entrato nella lingua italiana e che deriva direttamente dal copione. Accade così che un testo diventi il simbolo non solo di una fiorentinità ma di una idea di inadeguatezza tipicamente umana, senza limite di città o di regione, che si ripete
spesso nelle occasioni in cui si riempie la scena in una forma di doverosa arringa.

In questi giorni la supercazzola entra in università in quanto aspetto umano comprensibile ovunque, come spesso avviene nelle comunicazioni strategiche attuali, in cui si espone una confusione allo stesso tempo ingenua ed astuta, se non geniale, in cui si riempie il silenzio spesso con meno grazia del Mascetti-Tognazzi.

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