Psicologia: nel cuore della mente

Psicologia: nel cuore della mente

Coronavirus: l'importanza della fase "slow", tra rallentamento e osservazione  

L'analisi del dottor Loris Pinzani

Foto di Johnnie Shannon da Pixabay

In questa convivenza sociale l’uomo è talmente abituato a desiderare la parte di maggior interesse di ogni argomento, il “nucleo della questione”, che ogni sforzo non rivolto a cogliere una intensità evidente, stabile ed immediata, sembra sprecato. In realtà esiste un mondo che vive, ha senso e propone una propria evidente necessità, proprio nei frammenti di interesse e di spazio che intercorrono tra quelli che sembrano gli unici aspetti importanti di ogni argomento. Questo sta significare che un'esperienza qualunque per sua natura, si compone nel suo insieme e mai di aspetti che si possono escludere a vantaggio di altri perché più appariscenti. Come a dire che ogni parte della realtà si comprende più lentamente di quanto siamo abituati a fare. Questo sta a significare che i frammenti della nostra stessa esistenza devono essere osservati con maggiore attenzione se si vuole comprenderne i tratti essenziali, quasi mai i primi ad essere colti. Dunque, non è possibile visitare qualche monumento e dire di conoscere una località; così come non possiamo vedere un individuo per pochi minuti ed affermare di conoscerlo. Gli aspetti umani possono essere compresi solo con un’attenzione a cui non siamo più abituati, nella quale si sviluppa l’insieme della condizione psichica stessa. Questo significa che è necessario cambiare l’impostazione con cui si arriva al nucleo che si ritiene fondamentale di ogni questione.

In questi decenni tutto è valutato a seconda dell’intensità apparente a cui si riferisce, sintetizzando in una sorta di Bignami il senso delle cose. Questo può valere per le regole essenziali della chimica, ma non vale mai per la comprensione dei luoghi, degli uomini e dei loro pensieri. Tutto risente di questo vizio di forma e sostanza: il turismo, l’apprendimento, lo spettacolo, perfino la scienza e la ricerca a cui essa si riferisce. A suffragio di quanto detto, certamente questa breve (ma lunga) pausa di riflessione a cui abbiamo dovuto assoggettarci, ha invariabilmente prodotto un rallentamento. Il modo quasi incredibile ci siamo costretti ad osservare con maggiore attenzione qualunque cosa e in quei momenti in cui ci siamo soffermati come non facevamo da tanto è emersa una realtà che altrimenti sarebbe sfuggita. La velocità con cui si comprendono gli aspetti dell’esistenza evita di non disperderne il dettaglio. Il risultato è che per capire uomini, luoghi e circostanze sociali, per comprendere arte, cultura ed ogni prodotto umano, è necessario fermarsi più a lungo di quanto siamo abituati a fare. Se non altro questo abbiamo dovuto imparare in questi mesi di rallentamento, a cui non avremmo mai immaginato di dover sottostare.

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