Psicologia: nel cuore della mente

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8 marzo: perché è importante festeggiare la festa della donna 

L'analisi del dottor Loris Pinzani

Oggi sono da ordire gli auguri ad una parte del nostro Universo. In effetti la celebrazione di oggi ha senso riconducendosi alle sue origini, purtroppo valide anche ai nostri giorni. La ricorrenza è nata per celebrare l'avversione verso la violenza sulle donne. Esse hanno delle fragilità rispetto alla parte maschile, di natura fisica e per il fatto che "contengono la vita al suo insorgere"; questo ed altro le rende eccelse. La vita non può essere preferita o meno in ogni sua forma, dal momento che non sottostà ad una accentuazione o a un decremento a seconda di una valutazione umana o di qualunque altra natura. Celebrare una festa per la donna ha lo stessa rilevanza di un festeggiamento intitolato all'anima psichica del genere umano ed in essa alla stessa natura della specie di cui si è parte.

È simile al significato universale dell'esistenza, che non può essere separata dal resto dell'umanità, talmente grande è il suo significato; al punto che non è possibile separare i concetti delle esistenze. A meno che non si ammetta un terribile errore: quello dell'eccesso dell'aggressività umana; in esso prevale la forza, che si esprime in ogni aspetto umano. L'aggressività morbosa è sia caratteristica umana che espressione della sua inconsistenza. Mentre la nostra specie può valutare la componente della logica non può fare altrettanto su una parte di sé stessa. Detto questo dunque, nella giornata di oggi le considerazioni devono allontanarsi dall'aspetto della mimosa e di una data precisa che distingue l'argomento: l'individualità femminile è un aspetto della specie e come sempre in questi casi è preferibile avere un tono riflessivo e non certo valutativo. Diversamente sarebbe come misurare il valore stesso della vita sulla terra ed in esso il valore assoluto dell'esistenza. Ma questo ci è impossibile, poiché si tratta di un termine assoluto. Dunque, possiamo celebrare l'essenzialità della rinuncia ad ogni forma di violenza verso chi ha fragilità, ma la "nostra parte femminile è la vita", e non "solo" una parte di essa. Esattamente come se volessimo festeggiare i cinque sensi o le capacità motorie o l'attitudine al ragionamento.

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La specie umana deve celebrare sé stessa nella sua componente femminile, non la donna o l'uomo come parti separate dall'insieme. A meno che non ammetta la propria deformazione legata alla violenza. In effetti l'aspetto da festeggiare sarebbe la specie umana quando essa si privi dell'aggressività che è sempre motivata psichicamente dalla paura psichicamente profonda di chi la eserciti. La donna è talmente rilevante in sé da impegnare la gran parte degli aspetti positivi dell' esistenza.

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