Angolo dell'avvocato

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Cannabis legale: come funziona e cosa dice la legge

Come funziona l’utilizzo della cannabis legale? Quali sono i limiti? Ecco cosa dice la legge

I numerosi negozi che vendono prodotti a base di cannabis, sorti in tutta Firenze ed in altre città d’Italia a partire dall’anno scorso, offrono l’occasione per chiarire cosa dice la legge e quali sono i limiti per un uso legale di tale sostanza.

La L. n. 242/2016 ha espressamente riconosciuto l’uso legale della cannabis nei limiti, tuttavia, del contenuto di principio attivo (il cosiddetto tetraidrocannabinolo o THC) “superiore allo 0,2 per cento ed entro il limite dello 0,6 per cento”.

La normativa nasce al fine espresso di offrire il “sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa (Cannabis sativa L.), quale coltura in grado di contribuire alla riduzione  dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura  da  impiegare  quale   possibile  sostituto  di colture eccedentarie e come coltura da rotazione”. Ciò significa che l’obiettivo della norma non è quello di legalizzare l’utilizzo della pianta, tanto che, infatti, ne riconosce la libertà d’uso solo negli strettissimi limiti indicati. Se questi vengono superati scatta il dovere per l’Autorità giudiziaria di sequestrare e distruggere le piante. Peraltro, la legge prevede espressamente la legittimità della sola canapa o cannabis, escludendo tutte quelle piante che ne divergono e le erbe ibride che non rientrano nel Catalogo Comune delle varietà delle specie agricole, previsto dalla Direttiva 2002/53/CE.

Ai sensi della legge i coltivatori sono sottoposti a controlli severi da parte della Guardia Forestale, che può effettuare  i necessari  controlli, compresi i prelevamenti e le analisi di laboratorio, sulle coltivazioni di canapa. La canapa legale può essere impiegata in molteplici utilizzi, tra cui cosmetici, semilavorati, quali fibra, oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico, nonché come materiale organico destinato ai  lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia, come materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati e coltivazioni destinate al florovivaismo. Tuttavia, è evidente che l’utilizzo di maggiore interesse per l’opinione pubblica è quello alimentare. Non a caso i negozietti del centro che vendono tè, caramelle, biscotti, leccalecca ecc. sono oggetto della curiosità dei fiorentini e non solo. Ebbene, la differenza tra la cannabis legale e la corrispondente sostanza stupefacente è data dal quantitativo del principio attivo (sopra lo 0,6% trattasi di sostanza illegale). Nonostante si tratti di una sostanza consentita, per acquistare la cannabis legale è necessario aver compiuto almeno diciotto anni. Del resto, anche gli effetti che le due sostanze danno sono molto diversi. In caso di canapa legale si avrà al massimo una sensazione di relax, nel caso della sostanza illegale vi saranno effetti droganti e psicotropi. Infine, è molto importante evidenziare che la citata legge consente l’utilizzo della canapa legale per fini commerciali, ma nulla dice riguardo l’utilizzo personale (ossia fumarla). Ciò comporta che l’uso personale della canapa rimane condotta riconducibile all’art. 75, D.P.R. 309/1990 (T.U. Stupefacenti), ai sensi del quale restano applicabili una serie di sanzioni amministrative, quali la sospensione della patente di guida, del porto d’armi, del passaporto e del permesso di soggiorno (sul tema si rinvia ad un nostro precedente approfondimento di questa Rubrica intitolato: “Droghe: quale il confine tra spaccio ed uso personale?).

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:::: Avv. Lucrezia Baldini Avvocato presso il Foro di Firenze :::: Avvocato iscritto all’Albo degli Avvocati dell’Ordine di Firenze, svolge la professione a Firenze, occupandosi sia di diritto civile, penale che amministrativo. Laurea Magistrale in Giurisprudenza conseguita presso l’Università degli Studi di Firenze con tesi in diritto amministrativo comparato. Diploma di specializzazione conseguito presso la Scuola di Specializzazione in Professioni Legali dell’Università degli Studi di Firenze. Prima di svolgere la professione in modo autonomo, ha collaborato come avvocato presso lo studio legale “Alberto Bianchi e Associati” di Firenze, dove si è occupata prevalentemente di diritto amministrativo e civile, non trascurando tuttavia di coltivare il proprio interesse per il diritto penale. :::: Avv. Francesco Vignali Avvocato presso il Foro di Firenze :::: Fin dagli anni dell’università incentra il proprio percorso formativo sullo studio delle discipline penalistiche, sostanziali e processuali. Consegue la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Firenze, discutendo una tesi in diritto processuale penale. Svolge la pratica forense presso uno studio legale fiorentino operante prevalentemente nel settore del diritto penale, nel quale ha modo di seguire da vicino alcuni importanti processi di rilevanza nazionale (tra gli altri, i processi di primo grado e di appello a carico di Francesco Tagliavia per le stragi mafiose del ‘93, il processo di Milano per il sequestro e omicidio della testimone di giustizia Lea Garofalo), coltivando la propria passione per la materia penalistica. Negli anni della pratica professionale, frequenta altresì la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università degli Studi di Firenze, conseguendo il relativo diploma di specializzazione. È attualmente iscritto all’Albo degli Avvocati dell’Ordine di Firenze e svolge la professione a Firenze.

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