Taglio del nastro per il primo orto di inclusione della città

Un progetto importante e sperimentale, al via nella Piccola Casa della Divina Provvidenza

Taglio del nastro per il primo orto di inclusione della città, alla Piccola Casa della Divina Provvidenza. In via dei Cappuccini 6/A ha preso il via ‘Demetra’, il progetto sottoscritto in forma sperimentale dalla Piccola Casa con il Comune di Firenze e le Farmacie Comunali Firenze (Afam).

“È un progetto sperimentale molto bello che abbiamo voluto fin da subito con grande convinzione - ha detto l’assessore al Welfare Sara Funaro -. ‘Demetra’ va incontro alle esigenze delle persone disabili e delle loro famiglie ed è il primo progetto del genere in città e a livello nazionale. Con ‘Demetra’ i ragazzi vengono accompagnati nel loro percorso scolastico e di avvicinamento al lavoro”. “L’orto dell’inclusione permette loro di sviluppare al meglio le loro competenze per farli entrare con più facilità nel mondo del lavoro - ha spiegato l’assessore -. Per favorire la loro inclusione e sviluppare al massimo la loro automonia sono importanti progetti di questo tipo, che vanno a stimolare le capacità di ognuno e creano socializzazione”.

“Le persone adulte coinvolte nel progetto - ha spiegato il direttore della Piccola Casa don Massimo Zanatta - potranno trasmettere la propria esperienza e maturità al giovane, riconquistando un ruolo sociale e implementando la propria esperienza verso un inserimento occupazionale”.

Si tratta di percorsi di inclusione sociale e autonomia rivolti sia a ragazzi con disabilità, che si trovano nella fase conclusiva del proprio percorso scolastico, sia ad adulti con disabilità acquisita. Tutto parte da un orto di circa 200 metri quadri su cui i giovani potranno imparare il mestiere agricolo attraverso diversi corsi di formazione attivati quattro giorni a settimana dalle 9 alle 16. Gli studenti avranno a disposizione un tecnico agronomo, un educatore di Afam e un operatore socio sanitario. Opereranno all’aperto e in una serra prefabbricata di 12x5x3 metri.


“Il Cottolengo è felicissimo di aver accettato questa esperienza che ha in sé una serie di elementi nuovi e da sperimentare - ha detto don Eugenio Cavallo -. Sperimentare è la nostra forza e sarà anche la via del successo per questi ragazzi. I servizi sociali ci aiuteranno in questa missione.”

I giovani avranno l’opportunità di sperimentarsi fuori dal contesto familiare e scolastico in un ambiente che consente l'apprendimento di nuove competenze mediante il contatto con la terra e la natura. Nel contesto agricolo, vicino al terreno, sono annesse altre strutture necessarie per l’accoglienza e lo svolgimento delle attività: spogliatoio, ripostiglio attrezzi, mensa per il pranzo, altri locali. Il progetto dopo una fase sperimentale di 6 mesi potrà essere riproposto per un altro anno.

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