Palazzo Strozzi in rosa racconta Marina Abramović | FOTO / VIDEO

Marina Abramović è la prima donna ad esporre a Palazzo Strozzi. La sua mostra, "The Cleaner", è di forte impatto emotivo e visivo

Marina Abramović durante la conferenza stampa

"The Cleaner" non è una mostra semplice nè da capire nè da visitare. Alcune delle performance di Marina Abramović potrebbero turbare i visitatori, i corpi sono nudi e spesso in posizioni estreme. Una sala è vietata ai minori di 18 anni in quanto racchiude video con uomini che si masturbano e in generale è raccomandabile la presenza di un adulto per i minori di 14 anni. 

Palazzo Strozzi si apre al mondo femminile, è la prima volta in assoluto che una donna espone nel museo fiorentino, e lo fa con un'artista che non ha mai avuto paura di mostrare e usare il suo corpo. Il titolo rappresenta la sua necessità di fare pulizia in 50 anni di carriera e a Firenze ha deciso di esporre le sue opere più significative, alcune inaspettate come i suoi quadri. Per mantenere vive le sue creazioni Marina usa la re-performance (il reinterpretare le performance) e infatti cinque sue performance saranno proposte, ad orari e giorni alterni, da artisti accuratamente preparati. 

Il video con le immagini della mostra

La mostra, visitabile dal 21 settembre al 20 gennaio, che si sviluppa intorno a tre macro temi, parte dai sotterranei del Palazzo: la Strozzina. Qui ci sono i pirmi lavori di Marina e anche le performance estreme degli anni '70. Al Piano Nobile si trovano le opere realizzate con Ulay, compagno di vita e di lavoro per 12 anni, fino alla loro separazione sulla Grande Muraglia cinese (The Lovers). Infine il terzo step, quello delle opere partecipative, dove gli spettatori sono direttamente coinvolti: si potranno indossare delle scarpe di cristalli di quarzo provando un'esperienza d'immobilità per promuovere la mente (Shoes for Departure); sedersi su una sedia e fissare il muro (Chair for Human Use) e mettere le testa, il cuore e le parti intime a diretto contatto con dei cuscini di quarzo attaccati alla parete (Black Dragon).

Un'installazione di grande impatto visivo è Balkan Baroque (critica e omaggio della mentalità balcanica, crudele e tenera al tempo stesso), con questa performance Abramović vinse nel 1997 il Leone d'Oro alla Biennale di Venezia, per 4 giorni, per 6 ore al giorno, si mise a pulire dal sangue e dalla carne mille ossa di bovino mentre piangeva e cantava le canzoni della sua infanzia. Quelle stesse ossa sono visibili a Palazzo Strozzi: sono state trattate con un prodotto per conservarle e l'odore che si può annusare nella sala porta lo spettatore a quei giorni del '97. In realtà l'odore non fa parte dell'istallazione e tra un mese dovrebbe sparire, ma la casualità dell'evento rende l'opera ancora più coinvolgente.

Le polemiche intorno alla mostra

La mostra ha fatto parlare di sè, non solo per gli aspetti positivi. Al centro del ciclone è finito Palazzo Strozzi per la poca chiarezza contrattuale e la paga degli artisti che eseguiranno le re-performance, secondo quanto riportato da un articolo di Linkiesta. Anche il Sindacato Lavoratori Comunicazione Cgil si è fatto sentire scrivendo una lettera al direttore Galansino, dove è specificato che il sindacato "ritiene in violazione di legge e di norme contrattuali, per le modalità di reclutamento, per il contratto di lavoro applicato e per le liberatorie chieste agli attori". Il direttore aveva già risposto dicendo che erano state applicate delle condizioni contrattuali adeguate, basate su paragoni fatti con altre istituzioni che avevano svolto questo tipo di attività. Durante la conferenza stampa, al cinema Odeon, ha riconfermato quanto detto e ha annunciato che parteciperà ad una riunione con il sindacato "per capire bene cosa mi chiede, visto che non è chiaro". Nessuno dei 34 artisti selezionati ha rinunciato.

Marina Abramović si racconta 

Un'assunto sull'arte, che può essere considerato più o meno scontato, è che "se fa discutere allora è arte". Una cosa è certa Marina Abramović ha sempre fatto e fa tutt'ora discutere, l'ultimo dibattito risale a pochi mesi fa e rigurda il poster da lei realizzato - e censurato dal Comune di Trieste - per la Barcolana che recita "We're all in the same boat". "Sono così felice che un solo poster abbia creato tutte queste polemiche con la Lega - spiega Marina durante la conferenza stampa di presentazione della sua mostra a Palazzo Strozzi -. Questo significa che l’arte ha ancora questo tipo di potere".

Molto emotiva, ma allo stesso tempo incredibilmente forte, Marina Abramović è tra le massime esponenti della performing art, a lei si deve la grande importanza che ha adesso questa forma d'arte. Con il cosidetto "Abramović Method", sviluppato nel corso della sua carriera, ha posto le basi per una nuova idea di performance in cui spettatori, e altri performer, cambiano la performance che può essa stessa mutare in base ai contesti in cui viene riproposta.

"La mostra ripercorre i miei 50 anni d'arte - racconta Marina -, una parte è stata realizzata con Ulay con cui ho avuto un'intensa storia d'amore e di lavoro. Sono la prima donna che espone a Palazzo Strozzi e spero che dopo di me siano tante le donne, italiane e straniere, che qui saranno ospitate", il direttore Arturo Galansino prontamente risponde che "il prossimo anno ci sarà Natalia Goncharova" la principale delle Amazzoni dell'Avanguardia.

Attendere un istante: stiamo caricando il video...
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Il suo legame con l'Italia è noto, le sue prime performance si sono svolte proprio nel Belpaese ed il popolo italiano, che ritiene così simile a sè per la drammaticità e la sensibilità, è quello che di più la comprende. Negli anni '70, quando nessuno considerava arte la performance, Marina Abramović non si è mai arresa. Con il suo impegno è riuscita a portarla dai luoghi alternativi ai grandi musei, ad avere migliaia di spettatori invece dei 30-40 degli inizi e a renderla arte globalmente riconosciuta. Pioniera della "re-performance", a lei si deve il rigore che viene applicato sulle riproposizioni: chiedere il permesso all'artista o alla fondazione, pagare i diritti d'autore e studiare il materiale.

Abramović ha ancora molto da raccontare e infatti nel 2020 eseguirà una nuova performance alla Royal Accademy, ma non vuole dare ulteriori informazioni "non voglio che porti sfortuna" spiega con il sorriso sulle labbra.

Inevitabile parlare con lei del tema "donne e arte", visto anche il primato che detiene con Palazzo Strozzi. "Non credo che l'arte si possa definire in base al genere - spiega Abramović - ma credo che si possa dividere tra quella buona e quella cattiva". "Per me non è difficile essere una donna artista, perchè la cosa importante è non aver paura di nulla e di nessuno. Amo molto l'Italia e quindi mi permetto di dirlo: le donne italiane hanno un grande problema, la paura appunto. Negli anni '70 quando sono arrivata qui c'erano eccellenti artiste ma nessuno le conosceva. Le donne viviono nel senso di colpa e spesso assumono un ruolo di fragilità, ma è falso perchè noi siamo forti".

A dimostrazione di questa forza, se così la si vuole intendere, Marina ha sempre spinto il suo corpo e la sua mente al limite. Si è lasciata denudare, tagliare e minacciare con una pistola puntata contro (Rhythm 0). Ha sfidato l'odore della putrefazione pulendo dal sangue e dalla carne mille ossa di bovino (Blakan Baroque). E' stata seduta su un sellino di bicicletta appeso al muro completamente nuda (Luminosity) ed è rimasta in isolamento, a digiuno e in silenzio per 12 giorni davanti al pubblico della Sean Kelly di New York (The House with the Ocean view).

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